Finanza etica. Dai Monti di Pietà al Progetto Microcredito al Rione Sanità

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Yunus borrowers

 

Nascita e sviluppo del microcredito

 

In ogni società esistono gli usurai. E finché i poveri soggiaceranno alla schiavitù dell’usura, nessun programma economico potrà arrestarne il processo di alienazione. Yunus

 

Il microcredito rappresenta un’autentica rivoluzione nel panorama economico-finanziario globale: attraverso l’erogazione di prestiti di piccolo importo, mira a facilitare l’avviamento o il consolidamento di piccole attività produttive, fondamentali per il riscatto di soggetti ‘non bancabili’ esclusi dall’accesso al credito tradizionale in quanto incapaci di fornire garanzie reali. Questi soggetti, rigettati dal canale creditizio tradizionale, ricorrono spesso a prestiti non ufficiali. Da qui nasce l’esigenza di un sistema creditizio alternativo che soddisfi una domanda altrimenti convergente in canali illegali, divenuti nel tempo parte integrante e fenomeno strutturale del sistema economico di determinate regioni del pianeta. Tanto nel Sud quanto nel Nord del mondo la pratica dell’usura compromette la possibilità di innescare circuiti economici virtuosi, limita occupazione e condizioni di lavoro e di vita dignitose, talvolta minando il sostentamento delle famiglie coinvolte. Soffermandosi anche solo sui tassi e sulle pratiche di restituzione dei prestiti usurai, una grossa fetta dei beneficiari si trova ben presto nell’impossibilità di adempiere all’onere ingaggiato. Il problema finisce con l’abbattersi sull’intera collettività dal momento che vengono inibiti investimenti e consumi, nonché la crescita di piccole attività del sistema produttivo, portando spesso alla stagnazione dell’economia locale.

Il microcredito facilita l’emersione dei soggetti non bancabili da condizioni di indigenza operando sull’inclusione sociale, sull’empowerment (di donne e giovani in primis), e sullo sviluppo della comunità locale. Come altri strumenti di microfinanza il microcredito si presenta come una risposta all’incompletezza di determinati mercati: il fallimento del sistema bancario nel garantire l’accesso al credito alle fasce più povere della popolazione è dovuto a un problema di asimmetria informativa che implica una selezione avversa dei clienti, scelti su parametri finanziari non idonei a fornire chiare informazioni sulla loro futura solvenza e sul loro potenziale azzardo morale. Per le stesse ragioni l’usura, essendo un fenomeno impiantato sul territorio che facilmente si inserisce nelle dinamiche locali, dispone di un vantaggio competitivo significativo rispetto al settore finanziario tradizionale. A questo va aggiunta la ritrosia del mondo bancario verso i clienti considerati a rischio d’insolvenza, una resistenza che affonda le radici nella riluttanza a sostenere costi di transazione, analisi territoriali e rischi dovuti alla mancanza di garanzie dei debitori, soprattutto per prestiti esigui reputati irrilevanti. Eppure proprio tratti quali i legami di solidarietà, la fiducia e le garanzie non convenzionali costituiscono l’essenza del microcredito odierno.

 

I Monti di Pietà per contrastare l’usura

I moderni istituti di microcredito vantano origini molto antiche. Tra le prime iniziative vanno menzionati i Monti di Pietà, istituti che fornivano ai poveri prestiti al consumo per contrastare crisi di liquidità, chiedendo in pegno beni di valore affettivo. Gli istituti bancari, le imprese sociali e le organizzazioni non governative del settore emerse nella seconda metà del Novecento raccolgono l’eredità della missione francescana dei Monti, nati in Europa nella seconda metà del Trecento, consolidatisi a metà Quattrocento e disciplinati dalla Bolla Pontificia di Papa Leone X del 1515. Proprio in Italia vengono gettate le basi per gli istituti di microcredito moderno: con la Bolla Inter Multiplices della X Sessione del Concilio Lateranense V, si pronunciava l’intento di «evitare la minaccia dell’usura» per «venire in aiuto dei poveri». Il Concilio approvava la costituzione dei Monti di Pietà, stabilendo la corresponsione di un «modesto compenso per le sole spese (…) e il mantenimento, senza un guadagno per gli stessi Monti», trattandosi di istituti retti dalle donazioni compiute per spirito di liberalità. Inoltre, il Concilio richiedeva quali requisiti per l’operazione la territorialità del beneficiario del prestito, il suo giuramento come garanzia morale e la partecipazione dei Monti ad attività di natura politica, sociale, religiosa e culturale che fossero di impatto sul territorio, innescando un primo principio di finanza etica. Con il Concilio di Trento del 1545 i Monti verranno riconosciuti tra gli ‘Istituti Pii’. Nel Seicento essi saranno affiancati dalla tontina, un sistema di raccolta di quote dei partecipanti, investimento e ripartizione finale degli utili. Negli anni i Monti sono andati costituendosi come vere e proprie banche, ereditando la funzione degli antichi cambiavalute greci, i ‘trapeziti’ (da trapeza, «banco»). Con il Regno d’Italia i Monti di Pietà diminuiscono drasticamente la loro attività, in particolare a seguito dello scioglimento dell’Amministrazione Pontificia nel 1871, nove anni dopo la trasformazione degli istituti in ‘Opere Pie’; nel capoluogo campano verrà mantenuta una sezione dedicata presso il Banco di Napoli fino agli anni Quaranta. A partire dagli anni Cinquanta, il ruolo dei Monti in Italia diventa marginale in ragione della rapida crescita economica e della diminuzione della povertà diffusa sul territorio nazionale. Altrettanto importante è stato il cambiamento degli obiettivi degli istituti di credito nel corso dei secoli; è il caso del più antico istituto finanziario in attività al mondo, il Monte dei Paschi di Siena: dalla fondazione nel 1472 per scopi mutualistici, alla trasformazione in istituto bancario dell’età contemporanea, per arrivare agli scandali di ostacolo alla vigilanza e falso in bilancio degli ultimi anni.

Nella seconda metà dell’Ottocento si diffusero in Europa anche realtà più complesse a carattere mutualistico e cooperativo, sul modello delle cooperative di credito di Friedrich Raiffeisen. Si trattò del primo esempio di prestito finalizzato ad investimento diretto a gruppi di persone dello stesso villaggio (group lending): il focus di intervento veniva quindi spostato sull’imprenditorialità, con conseguenti benefici economici e sociali locali. Seguì una proliferazione di istituti analoghi in Paesi europei ed in alcune colonie, tra cui lo stato del Bengala dell’India britannica, in cui il group lending si sarebbe impiantato per lungo tempo soprattutto grazie al successo della Grameen Bank.

 

Il microcredito moderno

 

Si deve dare l’opportunità alle persone di uscire dalla condizione di grande povertà nella quale versano con le loro forze. In tal modo esse conservano la loro dignità e acquistano fiducia in sé stesse. Yunus

 

Il microcredito nella sua accezione moderna viene sperimentato a partire dagli anni Cinquanta e presenta diverse tipologie a seconda dei contesti. Tra gli esempi di maggior rilievo figurano Accion e Bancosol in America Latina (anni Sessanta-Ottanta) e Grameen Bank nel subcontinente indiano (anni Ottanta). Altre forme di microcredito informali sono rappresentate dai sistemi di durata annuale delle associazioni di credito e risparmio ROSCA e ASCA, diffusi nei Paesi in via di sviluppo, e basati rispettivamente su di un sistema di utilizzo a rotazione del credito e su di un’accumulazione di fondi. In occidente l’interesse di istituzioni e associazioni verso il microcredito è stato accentuato dalla proclamazione da parte dell’ONU del 2005 come ‘Anno Internazionale del Microcredito’ e dal conferimento del Nobel per la Pace a Muhammad Yunus. Ne sono esempio le ONG, gli enti territoriali e le associazioni di credito, che svolgono attività di microcredito per lo sviluppo di microimprese, nonché i progetti comunitari JASMINE e JEREMIE per le PMI europee.

 

Grameen Bank

L’esperienza di Grameen, promossa dall’economista Muhammad Yunus, è considerata il riferimento principe del microcredito moderno. Il progetto è pensato come superamento dell’assistenzialismo basato su misure di carità e interventi calati dall’alto, proponendo come alternativa piccoli prestiti da destinare ad attività imprenditoriali per donne, cooperative e famiglie, con l’obiettivo di uscire dalla morsa del prestito non rimborsabile e dalla trappola della povertà. Il contesto dell’analisi fu Jobra, tra i villaggi più poveri del Bangladesh, in cui Yunus sperimentò le sue teorie prestando piccolissime somme ad agricoltori, piccoli artigiani e piccole attività informali. Pur senza garanzie reali da offrire, i beneficiari si rivelarono borrowers affidabilissimi e Yunus, con l’ausilio della Bangladesh Bank, diede vita alla Grameen (Banca Rurale o di Villaggio), un istituto che si sarebbe dedicato a prestiti non convenzionali. Sviluppatasi seguendo un modello a rete di filiali, la Grameen incentrò la propria azione su prestiti individuali, ma legati al group lending: ogni beneficiario era garante e responsabile finanziariamente in caso di insolvenza da parte di un membro (responsabilità congiunta) e, basandosi su fiducia, capitale sociale e reciproco monitoraggio, assumeva una parte attiva nel progetto e nella comunità. La riuscita della garanzia personale si legava alla comunità e ad un ferreo sistema che facilitava e invogliava il pagamento settimanale delle rate. Una volta onorate le prime rate i clienti più affidabili potevano richiedere prestiti maggiori, con una restituzione rateizzata che assicurava un costante monitoraggio bancario e un tutoraggio del progetto.

Il successo della Grameen avrebbe permesso di ampliare il raggio d’azione e rendere più flessibile il microcredito, valorizzando sempre più il capitale umano e le maestranze del territorio. Nel sistema Grameen si sono evidenziati trend marcatamente differenti rispetto ai prestiti erogati dagli istituti creditizi tradizionali: si è osservato che il 98% di chi usufruiva del credito e riusciva ad adempiere all’onere contratto, era composto per il 97% da donne, e acquisiva finanziamenti per importi solitamente inferiori ai cento dollari. Questi dati hanno trovato riscontro in numerosi progetti lanciati in zone limitrofe (India e Afghanistan): Fondazione Pangea riporta che oltre il 90% dei prestiti è destinato alle donne per la loro affidabilità e l’elevato impatto sociale della tipologia di investimenti usualmente effettuati (educazione dei figli, assistenza sanitaria, alimentazione). In molti casi, insieme all’erogazione del prestito si pianificavano programmi di formazione, supporto gestionale e reti imprenditoriali. Innovativo risultava anche il sistema di formulazione del tasso d’interesse: anziché basarsi sull’importo erogato, questo veniva calcolato sul debito restante con verifiche e riscossioni settimanali. Con questi risultati la Banca Rurale poteva esibire bilanci in attivo, allargando poco a poco il suo raggio d’azione nel mondo, diversificando il suo prodotto e diventando un caso studio.

Nonostante le valutazioni dell’impatto sociale divergano da progetto a progetto, Grameen è riuscita a dare un contributo nel sollevare dalla povertà estrema la maggior parte dei suoi clienti in meno di cinque anni, facilitando l’occupazione e l’incremento dei salari, i quali hanno avuto un impatto positivo in termini di istruzione, qualità e aspettative di vita, sicurezza alimentare e altre variabili fondamentali per il benessere e lo sviluppo economico. Finanziando microattività artigianali, commerciali e di servizi, generando un sistema di apprendimento e sensibilizzazione su temi basilari della vita di tutti i giorni, si sono raggiunti sei milioni di beneficiari in 34 paesi, contribuendo allo sviluppo socio-economico del subcontinente indiano e in seguito di altre regioni del Sud del mondo, affermandosi come una delle realtà di maggior successo della finanza etica.

 

Il microcredito in Italia

L’interesse per il microcredito moderno in Italia è piuttosto recente. Una delle prime espressioni risale alla diffusione negli anni Settanta delle MAG (Mutue per l’Autogestione), società cooperative dedite alla finanza mutualistica e solidale il cui fine era disegnare modelli economici fondati su cooperazione, autogestione ed associazionismo di base, aventi l’obiettivo di offrire sostegno ad imprese sociali e del no profit. In seguito alla deregolamentazione finanziaria degli anni Novanta che richiedeva una riorganizzazione di queste società, le MAG fecero fronte comune per individuare un soggetto finanziario adeguato ad operare nel terzo settore. Contattando istituzioni del mondo della cooperazione sociale, del volontariato e dell’associazionismo, fu formata a metà degli anni Novanta l’Associazione “Verso la Banca Etica”, preludio alla nascita di Banca Popolare Etica (BPE) nel 1998. Questo istituto propone una forma di finanza basata sui principi dell’economia etica, e vanta quindici anni di esperienza e finanziamenti di progetti di microcredito. Alcuni dei principi su cui si basa, come riportato nello Statuto della Banca, sono: attenzione alle conseguenze non economiche delle azioni economiche, credito come diritto umano, responsabilità etica, redistribuzione del profitto come conseguenza di attività orientate al bene comune tra tutti i soggetti che concorrono alla sua realizzazione, trasparenza delle operazioni e partecipazione alle scelte dell’impresa da parte dei risparmiatori. La destinazione dei prestiti in Italia si è evoluta col tempo, andando dai finanziamenti al consumo, all’avvio di attività professionali e percorsi formativi, fino ad arrivare, con la crisi, al prestito di sussistenza. L’intensità delle misure portate avanti, sebbene con ritardo, ha alimentato la nascita di una nuova primavera per il microcredito. Va segnalato che l’Italia si è dotata venti anni fa della legge sull’usura (legge 108/1996), introducendo un limite ai tassi di interesse sulle operazioni di finanziamento oltre il quale gli stessi sono considerati usurari; per la valutazione della usurarietà dei tassi si deve fare riferimento al momento in cui gli interessi sono promessi o convenuti, indipendentemente dal momento del pagamento (legge 24/2001).

 

La sfida del Progetto Microcredito al Rione Sanità

 

Di questo cancro, l’usura, agonizza in una infelicità infinita la gente napoletana. Matilde Serao

 

Il tessuto napoletano

A Napoli il primo istituto di microcredito fu il Monte della Pietà di San Marcellino, istituito su Decreto di Carlo V del 1539 per combattere la pratica diffusa dello strozzinaggio nel Vicereame. Oggi come allora, la formulazione di progetti di microcredito a Napoli è mossa dalla necessità di erogare piccoli prestiti ad un saggio d’interesse minimo, ponendosi come concreta alternativa a finanziamenti usurari. La crisi finanziaria abbattutasi sul tessuto economico-sociale dal 2007 ha fatto emergere nuove generazioni di poveri, mettendo alla luce la necessità di facilitare l’accesso al credito per le microattività del settore privato, in particolare nelle periferie urbane. Il Rione Sanità di Napoli conta una popolazione di trentaduemila abitanti concentrati in un’area di due chilometri quadrati ed è uno dei quartieri che si trova a vivere le contraddizioni più spiccate e condizioni di forte disagio socio-economico. La specializzazione lavorativa della zona è stata tradizionalmente caratterizzata da settori produttivi artigianali come guanti e scarpe, e dal settore alimentare, in primis tarallifici; ma negli ultimi anni, a causa della profonda crisi che ha colpito le attività artigianali di qualità soppiantate dalla produzione su larga scala, ci si è trovati di fronte ad una vera e propria emergenza in termini di occupazione, qualità e precarietà lavorativa, lavoro a nero e un crescente indebitamento delle famiglie, i cui creditori sono spesso usurai affiliati alla camorra.

 

La costituzione del Progetto

L’iniziativa del microcredito alla Sanità è promossa da un gruppo di associazioni attive nel quartiere (Associazione Marco Mascagna, Rete Lilliput, ManiTese Campania), che hanno costituito la Rete Sanità coadiuvate dalla forza aggregante del padre comboniano Alex Zanotelli, alle quali nel 2014 si è aggiunto l’Italian Institute for the Future (IIF) con il Centro per lo Sviluppo Economico (CED). Da questo gruppo è partita l’idea di un laboratorio molto ambizioso che mira ad impiantare l’esperienza del microcredito nel contesto del Rione Sanità. Il percorso è stato tortuoso: a cominciare dal 2007 la rete di associazioni ha iniziato a sottoporre la questione della fattibilità economica del progetto a Banca Popolare Etica e, dopo lunghe negoziazioni, si è giunti a un accordo per l’istituzione di un fondo di garanzia per far fronte all’evenienza di un mancato rientro del finanziamento erogato. Il 20 Maggio 2009 le associazioni promotrici hanno formalizzato il loro impegno con la costituzione del Comitato per il Microcredito al Rione Sanità, con l’obiettivo di rilanciare il tessuto socio-economico del quartiere attraverso la promozione e la realizzazione del Progetto. Il 14 Ottobre 2009, attraverso l’opera di tessitura di rapporti fra realtà locale e sede centrale della BPE, con un lavoro di paziente composizione fra le istanze giuridico-economiche della banca e le sue stesse finalità di promozione di una visione solidale della finanza, si è giunti alla stipula di una Convenzione che disciplinava le modalità di erogazione dei microcrediti tra BPE e il Comitato promotore “Microcredito al Rione Sanità”, quest’ultimo composto da rappresentanti del partner finanziario e delle associazioni promotrici.

Il Microcredito al Rione Sanità si distingue perché i prestiti concessi prevedono un tasso di interesse agevolato dell’1% e sono erogati da BPE sulla base della fiducia, a vantaggio di soggetti privi di garanzie materiali per la restituzione del credito, ma che presentino progetti durevoli di avvio o consolidamento di microimprese (ditte individuali e società di persone o cooperative con non più di dieci dipendenti). I finanziamenti erogati vanno da un minimo di 2000 a un massimo di 20000 euro, suddivisi in rate mensili che vanno dai 36 agli 84 mesi. La restituzione del prestito ottenuto avviene in rate mensili il cui importo è calcolato sulla base dell’ammontare complessivo del finanziamento di cui si è beneficiari.

 

L’implementazione del Progetto

Per diffondere e rendere fruibile questo strumento di credito alternativo, il Comitato promotore ha organizzato diverse iniziative nei punti di aggregazione del quartiere: parrocchie, scuole, tavoli informativi. Per lo svolgimento delle attività legate all’istruzione delle pratiche di erogazione del credito, il Comitato si avvale per le attività di sportello, selezione e per la fase pre-istruttoria, del contributo prestato in forma volontaria, libera e gratuita dai propri associati e dai componenti della Commissione Tecnica di Valutazione nominata dal Comitato, le cui operazioni non comportano alcun costo di commissione. Nel corso delle attività di sportello, effettuando una mappatura delle attività già presenti sul territorio e analizzando i bisogni dello stesso, ciò che emerge con evidenza è la necessità per gli abitanti del quartiere di non sentirsi abbandonati e costretti ad intraprendere percorsi di illegalità come unica fonte di sostentamento. Traditi da territorio e istituzioni, agli abitanti resta la speranza di trovare chi possa dargli credito, prospettando loro una possibilità di riscatto per realizzare idee, aspirazioni, sogni, fornendo gli strumenti per concretizzarla in un’opportunità lavorativa che si discosti dagli esempi che caratterizzano il contesto in cui vivono: economia sommersa o illegalità. Un ulteriore obiettivo che si intende perseguire col Progetto è legato alla rivitalizzazione e riqualificazione del Rione Sanità, da sempre cuore pulsante della città partenopea e laboratorio di idee brillanti. Tutto questo viene realizzato attraverso il sostegno alla nascita di attività fortemente radicate al territorio e alle sue tradizioni storico-culturali.

Le attività settimanali del Progetto si compongono prevalentemente di due fasi: riunioni del Comitato Tecnico per il Progetto Microcredito al Rione Sanità e visite alle attività finanziate, interessate o della rete. Le riunioni svolgono la funzione di orientamento, analisi e monitoraggio del percorso delle piccole attività imprenditoriali del quartiere beneficiarie dell’iniziativa. Gli incontri settimanali tra aspiranti beneficiari e rappresentanti del Comitato sono occasione di confronto e verifica dello stato del Progetto. Sono sostanzialmente due le esigenze emerse:

  • maggiore sinergia informativa tra Progetto, associazioni promotrici e partner finanziario, soprattutto in merito alla valutazione delle richieste di finanziamento;
  • monitoraggio e tutoraggio dei beneficiari del fondo, anche nella fase post-erogazione del prestito.

Una delle risorse del Comitato è l’eterogeneità della sua composizione, tra cui figurano diversi esponenti del terzo settore, del mondo bancario, giuridico, della consulenza economica e d’impresa, una diversità di esperienze che favorisce un dibattito costruttivo nel valutare ogni microcredito da varie angolazioni e nel disegnare strategie per la crescita. Il minimo comune denominatore è una forte sensibilità riguardo lo sviluppo e la valorizzazione delle risorse del territorio, punto di partenza per favorire l’inclusione sociale. La presenza fisica del Comitato tra le attività produttive e nel Rione si basa sullo scopo di fare da “medico di bottega”, sulla base della figura del banchiere ambulante, perorata da Grameen e BPE. Parte fondamentale delle attività consiste in una regolare campagna informativa all’interno del Rione, curata in particolar modo dalle risorse junior del Comitato. Durante queste attività vengono esposti gli incontri, gli eventi, le caratteristiche e le prospettive del progetto, anche alla luce dell’unicum del tasso di interesse applicato sui prestiti. Una costante informazione risponde all’esigenza di sopperire al gap informativo che spesso si viene a creare tra mondo bancario e microimprese assicurando presenza, monitoraggio e tutoraggio nel percorso. Fine ultimo è quello di creare radicamento sul territorio, oltre che una vera e propria rete attiva soprattutto nella fase successiva all’avviamento dell’attività, che possa includere nuovi beneficiari e favorire al contempo integrazione economica e inclusione sociale.

 

Sviluppo e maturità del Progetto: risultati e criticità

Numerose sono state le criticità emerse in questi anni: dal muro di diffidenza al rifiuto dei microimprenditori di emergere dal sommerso, dal confondere l’opportunità di un prestito per l’avvio di una microimpresa con un finanziamento al consumo o, in taluni casi, con un intervento caritatevole; tuttavia, il Progetto può vantare diverse esperienze di successo, tutte ubicate nel Rione. Il fiore all’occhiello è di sicuro rappresentato dall’attività di vendita al dettaglio “La bomboniera di Luisa Barone”, che ha visto i proprietari restituire in anticipo il prestito ottenuto di 12000 euro, consolidare e successivamente ampliare la propria attività. Tra le attività di successo che hanno rispettato i termini di restituzione si possono annoverare “Armando fiori”, che ha beneficiato di un prestito di 5000 euro per un furgone commerciale, “Frutteria Stella”, a cui è stato erogato un finanziamento di 14000 euro e “Nel paese delle meraviglie”, bottega di artigianato presepiale, per 15000 euro. Ovviamente non mancano le zone d’ombra che rischiano di minare la sostenibilità dell’iniziativa: si tratta di due attività nascenti che hanno ottenuto il finanziamento per il loro profilo etico, la fattibilità dei progetti e del business plan, valutati positivamente da Commissione Tecnica, Comitato Etico, nonché dalla Commissione di Valutazione di BPE, la quale aveva approvato l’erogazione del prestito. In contrapposizione alla fiducia riposta, entrambe le attività dopo i primi mesi hanno riscontrato importanti difficoltà nello svolgimento dei loro esercizi, registrando significative battute di arresto con ricadute dirette sulla capacità di restituzione del prestito ottenuto. Dal report di settembre 2015 su debiti residui di circa 50000 euro, comprensivi di interessi di mora, risultano rate scadute non pagate per quasi 7000 euro, interessi di mora esclusi. Attualmente si sta cercando in concerto di definire una strategia di rientro delle criticità tramite piani ad hoc e un preciso monitoraggio, lavorando sul piano della comunicazione, riorganizzando la suddivisione del lavoro e rinforzando l’organico del Progetto dotandolo di nuovi volontari. Con questo nuovo piano di rilancio, andando incontro ai reali bisogni del territorio e dei suoi abitanti il Comitato vuol tendere ad incrementare il bacino dei potenziali beneficiari dei microprestiti. A questo scopo, il 9 settembre 2014 è stata siglata presso Mani Tese l’intesa per l’ingresso dell’IIF nella Commissione Tecnica del Progetto, come parte degli studi legati agli Strumenti di Microfinanza e all’Imprenditoria Sociale del CED.

A quattordici mesi dall’ingresso dell’IIF in questo progetto, è possibile fare i primi bilanci. Nonostante le innumerevoli problematiche legate al territorio, il Rione ha risposto positivamente; alcuni degli eventi realizzati includono la partecipazione a incontri nazionali e locali: la Notte del Lavoro Narrato, la Fiera dei Beni Comuni e ViviAMO Piazza Cavour. Durante il primo evento si è avuta la possibilità di raccontare la storia del Progetto e le esperienze di quei cittadini che grazie al microcredito stanno costruendo pian piano i loro sogni: dall’allestimento di spazi per un’enoteca di quartiere all’installazione di stampanti 3D per rilanciare il settore calzaturiero tradizionale del Rione. Significativa è stata la partecipazione al tavolo “Finanza, microcredito e territorio” nell’ambito della VII Fiera dei Beni Comuni, appuntamento annuale organizzato dal CSV per promuovere l’azione solidale tra la cittadinanza e le buone prassi del volontariato locale. ViviAMO Piazza Cavour ha offerto invece la possibilità di un incontro per rivalutare la storica piazza del centro cittadino, attraverso la promozione di buone pratiche come quella del microcredito. Con fiducia è necessario continuare e insistere sull’aspetto della sensibilizzazione, in quanto la carenza di informazione si è dimostrata una delle criticità maggiori del progetto. Va sottolineato il cospicuo livello di disinformazione diffuso a livello mediatico, politico e culturale nel confuso contesto nazionale dove il microcredito è stato solo da poco riconosciuto legislativamente (Legge n. 106 del 12 luglio 2011 e Titolo V del Testo Unico Bancario). Va ribadita quindi l’importanza di una corretta informazione e lo sdoganamento del progetto nei vari tessuti sociali. Intanto nel contesto nazionale si moltiplicano iniziative sui temi della microfinanza, tra cui la Giornata Nazionale della Microfinanza, durante la quale l’IIF ha potuto firmarne il Manifesto e fare rete con gli operatori del settore.

 

Il futuro del Progetto Microcredito al Rione Sanità

Un punto d’inizio per le prospettive del Progetto sarà insistere sulla pianificazione di eventi informativi e migliorarne la visibilità e la comunicazione. Diventa cruciale, per la crescita del Progetto, inserirsi in nuove iniziative e consolidare quelle già attive che hanno registrato ricadute positive, sia per farsi conoscere che per allargare la sfera d’azione; in particolare, dando priorità ai bisogni e alle idee di donne e giovani, suggerendo loro di unire le forze e costituirsi in cooperative e reti. Al contempo, si dovrà puntare ad un rafforzamento dell’organico e alla costituzione di un gruppo che possa dedicarsi al monitoraggio delle attività che hanno già ottenuto il prestito, per affiancare i microimprenditori in un percorso di consolidamento e supportarli nella risoluzione dei problemi. Si auspica che questo piano di rilancio raggiunga obiettivi quali:

  • l’incremento del bacino dei potenziali beneficiari dei microprestiti;
  • la minimizzazione delle sofferenze legate alla restituzione delle rate del finanziamento;
  • la crescita e la maturazione delle attività che hanno beneficiato del microcredito, fungendo da catalizzatore per lo sviluppo del tessuto socio-economico del Rione Sanità.

Data l’attuale dotazione finanziaria del fondo, la priorità di attribuzione del credito dovrà ricadere su soggetti con know-how e capacità o predisposizione imprenditoriale, che abbiano la necessità e la volontà di rilanciare o realizzare la propria attività. Tutto ciò si spera possa stimolare la concessione di ulteriori prestiti proficui, per avviare una spirale virtuosa funzionale alla buona riuscita del Progetto e all’ampliamento del network.

È parere condiviso che l’artigianato e il piccolo commercio, unitamente al settore culturale e turistico, debbano essere il motore trainante per un paese come l’Italia dotato di un così grande patrimonio artistico, soprattutto nel Mezzogiorno e a Napoli, considerate le difficoltà in cui riversa il settore produttivo. Essendo il Rione Sanità tra le zone più ricche di siti a vocazione turistica della città e di eccellenze dei settori artigianali tradizionali, si può capire come le potenzialità non manchino. Un forte stimolo proviene dal ricco fermento sociale del Rione, mosso da una grande laboriosità e una fitta presenza di associazioni che alimentano il capitale sociale. Il decollo del Progetto passa, infine, per l’avvio di una nuova fase di collaborazione tra associazioni e partner finanziario, tramite il rinnovo della convenzione con BPE, un programma di formazione per stagisti e volontari del Progetto, la dotazione di maggiori strumenti a tutela morale del credito erogato e l’elaborazione di precise indagini di mercato. Ora che riparte un nuovo anno per il Progetto, bisogna ancora una volta darsi da fare, ripartire dagli errori commessi e individuare i punti di svolta, rilanciare il Progetto, seminare e raccogliere.

Si ringraziano le associazioni promotrici del Progetto Microcredito al Rione Sanità: Mani Tese, Associazione Marco Mascagna, Rete Rione Sanità, Rete Lilliput, e il partner finanziario Banca Popolare Etica

 

Bibliografia

  • Armendáriz B. e Morduch J., The Economics of Microfinance, Second Edition, vol I, MIT Press Books, Cambridge (USA), 2010;
  • Balletta F., La circolazione della moneta fiduciaria a Napoli nel Seicento e nel Settecento (15871805), Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli, 2009;
  • Becchetti L., Il microcredito, Il Mulino, Bologna, 2008;
  • Fondazione Pangea Onlus, Report 2014;
  • Gatto A., Polselli N., Bloom G., Lo sviluppo rurale nell’agenda internazionale: il ruolo di una microfinanza e di mercati rurali sensibili alle questioni di genere in Asia Centrale, in “Futuri” n. 3settembre 2014;
  • Yunus M., Il banchiere dei poveri, Feltrinelli, Roma, 2009;
  • Statuto Banca Popolare Etica;
  • Ente Nazionale per il Microcredito, I numeri del Microcredito in Italia.

 

Foto: Muhammad Yunus visits Grameen Bank Centers and loan holders, who are mostly women. Copyright © Grameen Bank Audio Visual Unit, 2006

About Andrea Gatto

Presidente del Center for Economic Development & Social Change ed editor-in-chief della Rivista "Sviluppo, Sostenibilità, Innovazione Sociale". È Visiting Research Fellow presso il CREATES - Università di Aarhus (DK), nonché PhD in Statistica e Sostenibilità all’Università di Napoli “Parthenope”. I suoi interessi di ricerca includono il nesso tra sviluppo e sostenibilità, la politica e la regolamentazione energetica ed agraria, la vulnerabilità e la resilienza, l'agenda dello sviluppo e gli SDGs, e la microfinanza, esaminati in un'ottica storica di lungo termine, di analisi del ciclo economico e degli indicatori compositi.

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