Un’Analisi dell’Agenda 2030: il CED all’International Workshop FEEM

Lo scorso 15 Dicembre 2017 si è svolto a Milano l‘International Workshop circa “Measuring Progresses towards the 2030 Agenda: An Updated Assessment”. L’evento è stato organizzato congiuntamente da FEEM – Fondazione Eni Enrico Mattei e AsVis – Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile. Nonostante sia ancora troppo presto per redigere una valutazione esauriente del processo di raggiungimento dei Sustainable Development Goals (SDGs) adottati dalle Nazioni Unite nel 2015, il workshop ha provato ad analizzare i primi passi condotti in questa direzione. L’evento è stato un’occasione per policymakers e accademici per definire le ambizioni degli SDGs e gli approcci metodologici per il loro monitoraggio e la loro misurazione. Le prime stime econometriche sono state presentate attraverso lo sviluppo di indicatori compositi.

Source: www.un.org

La prima sessione ha presentato studi empirici riguardanti i fattori di ostacolo e gli effetti spillover nel raggiungimento degli SDGs. La sessione ha definito il framework per l’adozione di adeguate politiche di mitigazione ed adattamento, suggerendo un approccio di policy integrato per una migliore gestione delle risorse.

I risultati empirici hanno mostrato le implicazione di un aumento della popolazione mondiale per gli SDGs e le implicazione delle politiche di mitigazione climatiche per la sicurezza alimentare e il settore agricolo. Tra le più significative conseguenze negative del fallimento nel raggiungimento degli SDGs, risultano gli incrementi nei tassi di povertà e malnutrizione in Asia ed Africa.

La seconda sessione ha introdotto il tema della misurazione e governance dello Sviluppo Sostenibile. È stata particolarmente apprezzata la presentazione di Francesco Felici del Ministero Economia e Finanza (MEF). Felici ha discusso il ruolo degli SDGs nell’ambito della strategia del MEF, caratterizzata dalle 5P: People, Planet, Prosperity, Peace, and Partnership. Felici ha inoltre spiegato la funzionalità degli interventi governativi per il raggiungimento degli SDGs, in particolare in relazione alle dimensioni più carenti come disoccupazione giovanile e femminile e sistema scolastico.

A concludere la seconda sessione, Davide Ciferri e Guillaume Lafortune hanno mostrato i risultati per gli indicatori compositi rispettivamente di AsVIS e UN Sustainable Development Solutions Network (SDSN). È stato interessante notare la similarità degli indicatori compositi in termini di ranking per i paesi analizzati in ogni dimensione di sostenibilità. Entrambi gli autori hanno evidenziato la necessità di considerare l’eterogeneità all’interno dei singoli paesi al fine di intervenire in maniera efficacie nelle dimensioni ed aree più critiche. Lo studio di Ciferri ha inoltre condotto un’interessante esercizio di simulazione per il nostro paese:

È stato dimostrato come un’adeguata adozione delle politiche del Governo Italiano ha il potenziale per un significativo miglioramento in termini d’indicatore composito per gli SDGs, in particolare per la dimensione economica con incrementi fino al 120 percento. Le politiche considerate sono state le seguenti:

  • Adozione dell’Accordo di Parigi sul clima;                                                             
  • Strategia Energetica Nazionale 2017 (SEN);                                                         
  • Misure per disoccupazione giovanile e femminile;                                               
  • Industria 4.0 e broadband;                                                                                             
  • Miglioramento del sistema scolastico.

In conclusione, il workshop è stata un’occasione unica per farsi un’idea sulle sfide correnti e future nella definizione, misurazione e raggiungimento degli SDGs da differenti prospettive istituzionali. È stato possibile delineare raccomandazioni condivise per un miglioramento nell’efficacia delle politiche relative agli SDGs. Tra le altre, è emersa la necessità di:

  • Identificare sinergie tra SDGs;
  • Tenere conto dell’eterogeneità all’interno dei singoli paesi;
  • Avere accesso a dati che siano comprensivi ed integrati;
  • Risolvere le principali questioni metodologiche (dati computati vs dati mancanti).
Mattia Ferrari

About Mattia Ferrari

Laureato Magistrale in Politiche Economiche presso la Ruhr University di Bochum. Precedentemente ha ottenuto una Laurea Triennale in Economia Europea presso l’Università degli Studi di Milano. Ha collaborato presso il Willy Brandt Center for European and German Studies di Breslavia. I suoi temi di interesse riguardano la politica energetica, l’economia delle infrastrutture e dei servizi pubblici, sviluppo economico e ambiente.

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