Lancio del CED – Giada Evangelista, titolare dell’impresa di abbigliamento Derriére

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Grazie e buongiorno a tutti. Sono contenta di contribuire con la mia testimonianza.

Derriére è un’azienda di abbigliamento, di cui sono una dei tre titolari; l’azienda nasce nel 2010, e sono felice e onorata di poter dire che è una realtà campana. Dal 2010 a oggi abbiamo fatto grandi progressi; l’azienda ha due dipendenti, 130 clienti in Italia e dieci in Europa, ma non vogliamo fermarci qui: vogliamo investire sul web e sulle fiere, sia italiane sia estere. Nei nostri uffici di Pozzuoli, oltre a occuparci della parte amministrativa, economica, organizzativa e di costumer service, ci dedichiamo all’ideazione del prodotto, sapendo esattamente cosa vogliamo; ci affidiamo a delle strutture esterne che si occupano di realizzarlo, dalla campionatura alla produzione. Il nostro Direttore di produzione si occupa di seguire e scegliere queste aziende che dovranno fare il lavoro della produzione. Si tratta di un procedimento lungo: dall’acquisto dei tessuti alla fase di taglio e cucito, dalla façon alla lavorazione della materia grezza; si dà animo ai pantaloni, si imbustano, stirano e spediscono ai clienti.

Poniamo grande importanza nella scelta di queste strutture, perché vogliamo che riescano a conciliare gli obiettivi economici con quelli sociali e ambientali del territorio, in un’ottica di sostenibilità futura. Dedichiamo grande attenzione alla scelta di una struttura determinante per il nostro prodotto: la lavanderia industriale, all’interno della quale il prodotto grezzo – cotone bianco, tela di denim blu scuro o nero − viene trasformato per dare animo ai pantaloni; questa è la fase più importante, il fulcro della storia del nostro prodotto. Chiaramente, per trasformare la materia grezza si utilizzano degli agenti chimici che possono essere nocivi sia per l’operatore che utilizza il macchinario (a contatto con polveri e permanganato di potassio), sia per l’ambiente. Quindi, come tuteliamo la nostra azienda? Come scegliamo le strutture?

Anzitutto, esistono degli standard dettati dalla legge che vanno inevitabilmente rispettati; in aggiunta, noi ci leghiamo ad aziende che, secondo la propria etica, cercano di fare qualcosa in più, riportando tutte le certificazioni in maniera limpida e trasparente. In particolar modo, vorrei citare la realtà di un’azienda campana sita nel centro di Casavatore, nel napoletano, vicino a una scuola elementare: ogni anno l’azienda riporta sul proprio sito web gli investimenti effettuati per rendere ancora più sicuri gli impianti di depurazione; infatti, è molto difficile abbattere il prodotto chimico, e il suo impatto ambientale è fortemente negativo.

Per una piccola realtà aziendale come la nostra, l’investimento a breve termine è sicuramente maggiore; lavorare con determinate strutture che si impegnano, per etica e morale, a essere limpide, rispettare i propri lavoratori e l’impatto sull’ambiente, comporta per noi un costo maggiore per la lavorazione del prodotto. Il nostro investimento è maggiore, ma siamo sicuri che nel medio-lungo termine il resoconto è positivo: il cliente che acquista il nostro prodotto capisce con il tempo che il pantalone è 100% Made in Italy, ha standard qualitativi alti e soprattutto non nuoce alla propria salute, un prodotto che nel tempo non si consuma o deteriora, al contrario dei prodotti scadenti.

Spesso ho sentito clienti lamentarsi del fatto che alcuni pantaloni rilasciano il colore sulle gambe, quando indossati. Con i nostri prodotti questo non succede, perché abbiamo fatto una scelta diversa: una scelta economicamente più impegnativa, ma a medio-lungo termine in grado di fidelizzare il cliente. Concludo con quest’ultima considerazione: nessuna norma ci obbliga a scegliere determinate aziende, ma crediamo che gestire la nostra piccola realtà con chiarezza e trasparenza, in una struttura snella e con personale contenuto e competente, sia la carta vincente.

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