Ambiente, clima e sostenibilità nella comunità internazionale dall’Earth Summit a COP22

Conférence des Nations Unies sur les changements climatiques - COP21 (Paris, Le Bourget)

La Conferenza di Rio su Ambiente e Sviluppo e il Protocollo di Kyoto

 

Dal 1992 la comunità internazionale ha provato a dare slancio con concretezza a un progetto condiviso e sentito dalla maggioranza dei governi e dei popoli del mondo sui temi ambientali, climatici e dello sviluppo sostenibile. Risale proprio al 1992 la Conferenza di Rio su Ambiente e Sviluppo (UNCED), a seguito della quale fu siglata la Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sul Cambiamento Climatico (UNFCCC, anche nota come Accordi di Rio); il vertice affrontò il problema dei danni ambientali apportati all’ecosistema dal modello produttivo e dagli stili di vita contemporanei. In particolare, gli aspetti più preoccupanti sui quali si basava il summit erano il cambiamento climatico e il surriscaldamento globale con il conseguente scioglimento dei ghiacciai. Così, nel giugno del 1992, a Rio de Janeiro ebbe luogo quello che passò alla storia come Earth Summit, per riprendere il dibattito su ambiente e sviluppo sostenibile iniziato già qualche decennio prima, con l’obiettivo di tracciare lo stato di salute della Terra. L’evento ebbe un’enorme risonanza mediatica e rappresentò una presa di coscienza importante da parte dei 172 governi che vi parteciparono assieme alle oltre duemila associazioni non governative. I temi centrali furono la presa in esame dei livelli di produzione, il problema della scarsità dell’acqua, e il fenomeno dell’eccessivo sfruttamento di angoli del Pianeta nei quali risiedono, ancora oggi, tribù di indigeni.

 

Principale prodotto della Conferenza di Rio fu rappresentato, in accordo alle tematiche trattate, da una serie di documenti formali quali la Dichiarazione di Rio, l’Agenda 21, la Convenzione sulla Diversità Biologica, i principi di tutela del patrimonio forestale e la Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici. Quest’ultima produrrà, nel successivo 1997, il noto Protocollo di Kyoto.

 

Tale Trattato si presenterà alla comunità internazionale come il primo e ufficiale punto d’incontro formalizzato, a livello globale, al fine dichiarato  di fissare delle date obiettivo per attuare un piano di riduzione delle emissioni da parte delle nazioni industrializzate. Il Protocollo fu votato alla tutela dell’ambiente, con particolare attenzione al fenomeno del surriscaldamento globale.

 

Con la Conferenza di Rio si intraprendeva un percorso significativo nel fondare le basi concrete per il pensiero di lungo termine intergenerazionale e per l’attenzione verso le generazioni future.

 

In occasione di COP3 aderirono al Protocollo di Kyoto, l’11 dicembre 1997, 180 paesi; assenti importanti furono la Russia e gli Stati Uniti che, in questo modo, vennero meno all’assunzione di responsabilità verso tematiche cruciali per il presente e il futuro del genere umano e della Terra. La mancata ratifica di alcuni governi, in particolare Australia, Canada, Russia e Stati Uniti, avrebbe rappresentato l’aspetto fallimentare del Protocollo di Kyoto, nonché  la causa principale dei ritardi che questo avrebbe conseguito nella sua effettiva attuazione. La Russia e il Canada ratificheranno il Trattato solo nel 2005, consentendo l’entrata in vigore degli accordi. Il Canada uscirà dal Protocollo nel 2011, mentre per India e Cina, che ratificarono entrambe l’Accordo, gli effetti di questo non sarebbero mai diventati vincolanti.

Diversi furono, dunque, i punti deboli di quello che sarebbe dovuto essere il principale accordo ufficiale in sede ONU in materia di tutela ambientale, anche se, per certi versi, riuscì comunque nei suoi intenti. L’Accordo conobbe importanti seguiti nei successivi vent’anni, poiché rappresentò una presa di coscienza del problema ambientale. Tale consapevolezza si rivelerà significativa per la stipula di un’intesa storica, comune tra tutti i principali paesi industrializzati del mondo, raggiunta a Parigi e a Marrakech.

 

Johannesburg, gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio e Rio+20

 

Seguito importante dell’Earth Summit di Rio fu il vertice passato alla storia come Summit Mondiale sullo Sviluppo Sostenibile, tenutosi in Sudafrica nel 2002, conosciuto anche come Conferenza di Johannesburg o Rio+10. Il punto focale, dieci anni dopo Rio 92, fu rappresentato dalla partecipazione di rilevanti associazioni e organismi multinazionali della finanza e del commercio. Scopo di quest’incontro, al quale parteciparono governi, associazioni no profit e gruppi industriali, fu quello di fare il punto della situazione sugli obiettivi che fino ad allora erano stati raggiunti. Si ritenne opportuno valutare le recenti scoperte tecniche e il posizionamento dei problemi attuali in merito allo stato della Terra. Si rifletté molto sulla promozione di uno sviluppo che potesse essere funzionale alle presenti generazioni senza necessariamente pregiudicare il benessere ed il diritto alla vita di quelle future. Risultato finale sarà una presa di coscienza maggiore in merito alla tutela delle biodiversità, mediante l’adozione della Convenzione sulla tutela biologica delle biodiversità.

Nonostante il fatto che i vertici statunitensi si tennero lontani dall’evento, con la motivazione della scelta strategica dell’amministrazione Bush, la Conferenza di Johannesburg comportò l’enorme innovazione di metodo rappresentata dai partenariati; a differenza di semplici accordi governativi i partenariati avrebbero dovuto rendere più pragmatiche le decisioni prese e creare un ponte tra governi, organizzazioni industriali e imprenditoriali e Terzo Settore. I partenariati si sarebbero dovuti rivelare degli strumenti proattivi e snelli nell’attuazione degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (MDGs) fissati dalle Nazioni Unite nel 2000. Fu l’occasione per indirizzare principi di lungimiranza al benessere e alla tutela dell’individuo nel suo complesso. Attraverso gli otto punti nei quali erano stati articolati, gli Obiettivi del Millennio riguardavano lo sradicamento della fame e della povertà nel mondo, la diffusione dell’istruzione primaria, la promozione della parità dei sessi e la tutela delle donne, la riduzione della mortalità infantile e materna, la guerra preventiva alla malaria e all’HIV, le garanzie per la sostenibilità ambientale e la promozione di un cooperativo e proattivo partenariato globale per lo sviluppo.

 

la Conferenza di Johannesburg comportò l’enorme innovazione di metodo rappresentata dai partenariati

 

Nel 2012, vent’anni dopo il primo incontro, il terzo Summit su ambiente e sviluppo sostenibile si sarebbe tenuto nuovamente a Rio de Janeiro. Alla base di questo nuovo incontro vi sarebbe stata la volontà di analizzare onestamente e con coerenza, i feedback degli ultimi due decenni, individuando punti di forza e debolezza raggiunti nel percorso verso lo sviluppo sostenibile.

 

COP21: successi e fallimenti di un accordo storico

 

“Il cambiamento climatico rappresenta una minaccia urgente e potenzialmente irreversibile per le società umane e per il pianeta. Richiede pertanto la massima cooperazione di tutti i paesi con l’obiettivo di accelerare la riduzione delle emissioni dei gas a effetto serra”.

 

Questo è il presupposto fondamentale riportato nel testo approvato alla Conferenza sul Clima di Parigi lo scorso dicembre 2015, un risultato frutto di un vero e proprio viaggio creativo ed evolutivo che, nonostante le pressioni di numerose lobby, è giunto a un appuntamento fondamentale per il raggiungimento degli obiettivi perseguiti negli ultimi ventidue anni. Come si anticipava, se l’amministrazione Clinton si mostrò inizialmente favorevole a partecipare al progetto della Conferenza di Rio, con l’amministrazione Bush si registrò un grande passo indietro nell’impegno della partecipazione, della promozione e dell’eventuale ratifica degli accordi su energia, ambiente, clima e sviluppo sostenibile. Un impegno tuttavia necessario quello degli Stati Uniti, di ampia portata per le future generazioni, considerando anche che gli USA sono responsabili di oltre il 35% delle emissioni di gas. Nonostante tutto, il progetto sulla tutela del clima e dell’ambiente è approdato all’incontro di Parigi dello scorso 2015, portando a dodici giorni e notti di negoziati, nei quali sono stati presi importanti provvedimenti e impegni irrevocabili. Come di recente ha ricordato il Presidente statunitense uscente, Barack Obama, “gli accordi di Parigi non sono revocabili e indietro non si torna”. Appianate le divergenze esistenti fra 196 paesi, e con ben sedici ore di ritardo, l’Accordo di Parigi sul Clima venne adottato alle 19,46 del 12 dicembre 2015. L’accordo, che necessitava la ratifica di almeno 55 paesi che rappresentassero il 55% delle emissioni di gas inquinanti nell’atmosfera, è entrato in vigore il 4 novembre 2016.

 

“Gli accordi di Parigi non sono revocabili e indietro non si torna”

 

Quello che prevedeva tale accordo riguardava un mantenimento della temperatura al di sotto dei due gradi centigradi, un consenso globale che ha coinvolto anche India, Cina e Stati Uniti. Con COP21, i paesi si impegnarono a effettuare controlli ogni cinque anni, a erogare oltre cento miliardi all’anno in fondi per l’energia pulita e ad avviare sinergicamente un meccanismo di rimborsi per compensare le perdite finanziarie dovute ai cambiamenti climatici in quei paesi ritenuti più vulnerabili, tutte quelle zone  che maggiormente risentono degli effetti dell’innalzamento della temperatura globale; riportiamo l’esempio delle isole Fiji nel Sud del Pacifico, che rischiano di finire sommerse a causa dello scioglimento dei ghiacciai, degli acquazzoni anomali e dell’innalzamento delle maree.

Al di là dei ritardi per il raggiungimento dell’intesa di Parigi 2015, nel contesto del vertice ebbero luogo numerosi altri problemi che andarono a viziare l’accordo, seppure la sua portata ebbe un impatto mediatico considerevole in tutto il mondo. Come fanno notare numerosi giornali mondiali e nazionali, scienziati, esperti e ambientalisti hanno rimproverato all’accordo di non essere riuscito a imporsi dinanzi agli interessi dei produttori di petrolio e gas; del resto, elemento fondamentale per il raggiungimento degli intenti dell’Accordo di Parigi sarebbe dovuto essere la decarbonizzazione dell’industria a vantaggio delle fonti alternative. La prima revisione sulla quantità di emissioni, e dunque sulla fase di controllo dei risultati raggiunti, sarebbe stata fissata troppo lontano, tra il 2018 ed il 2023. In conseguenza di questi due punti non è stato stabilito nessun obiettivo in merito alla completa sostituzione delle energie legate al carbon-fossile con fonti alternative. Gli ambientalisti si sarebbero auspicati una riduzione a zero dell’utilizzo di energie fossili entro il 2060, ma il percorso intrapreso sembra essere lontano a questi obiettivi.

 

Gli accordi sembrano aver riproposto una vecchia questione connessa con l’essenza stessa del diritto internazionale: l’arrendersi dinanzi all’impotenza d’agire della comunità internazionale.

 

Molti paesi industrializzati avrebbero voluto che il rispetto degli impegni presi avesse avuto valenza giuridica in seno agli organismi internazionali, ma i governi dei paesi emergenti, quali India e Cina, hanno ottenuto che il controllo e il monitoraggio degli avanzamenti fosse retto dal principio di autocertificazione, non da ultimo il problema dell’elusione di responsabilità per gli scarichi di aerei e navi a tratta internazionale.

 

Il futuro del Pianeta: da COP21 a COP22

 

A fatica, si è giunti finalmente a novembre 2016, quando la comunità internazionale si è raccolta nella ventiduesima Conferenza delle Parti dell’UNFCCC a Marrakech, in Marocco. Questo ennesimo incontro ha avuto la portata di un vero e proprio fiume in piena nel consacrare i primi risultati raggiunti negli anni, nonostante critiche e difficoltà, dal progetto di riduzione delle emissioni e di contenimento del fenomeno del mutamento climatico. Se ogni singolo passaggio ripercorso finora ha rappresentato, preso singolarmente, più un fallimento che un successo, l’intero processo si è rivelato indubbiamente una conquista nel lungo percorso verso lo sviluppo sostenibile. Lo stesso Segretario Generale dell’Onu Ban Ki-Moon ha specificato, nel corso della conferenza stampa tenutasi lo scorso novembre, che “il processo avviato è inarrestabile, al di là delle convinzioni dei singoli capi di stato”. Quello che ha preoccupato da subito è stata la divergenza, in merito alla questione ambientale, tra le opinioni della nuova amministrazione Trump e la delegazione USA: l’ostinazione palesata dal nuovo Presidente degli Stati Uniti nel costringere a una marcia indietro sulle conquiste ormai consolidate o avviate, in ambito di accordi e trattati, rappresenta un chiaro segnale di allontanamento verso gli obiettivi collettivi, ambientali e di prospettiva propri dello sviluppo sostenibile raggiunti in anni di sforzi della comunità internazionale.

 

“Il processo avviato è inarrestabile, al di là delle convinzioni dei singoli capi di stato”

 

L’ultima conferenza sull’ambiente, COP22, ha avuto come intento quello di entrare maggiormente nel dettaglio delle modalità di attuazione dei propositi di COP21. Il problema principale affrontato ha riguardato proprio le difficoltà nell’applicazione dei negoziati, comportate dalla volontarietà dell’accordo di Parigi. L’obiettivo primario di COP22 ha interessato il coinvolgimento proattivo delle organizzazioni industriali e non governative, al fine di ridurre l’ingerenza lobbistica e di veicolarla al progetto di tutela e conservazione ambientale. Proprio su questo spostamento del focus, dal cosa al come farlo, si è fondata la strategia di COP22. La Conferenza di Marrakech ha rappresentato un aspetto fondante di un’economia circolare ripensata ponendo la dignità dell’essere umano al centro del processo di sviluppo e di miglioramento continuo. COP22 è consistita soprattutto nel dare forma vitale alla fase del check in merito al ciclo di Deming applicato ad ambiente, clima ed energia. Un esame obiettivo di quanto deciso a Parigi per rettificare (Act) eventuali problemi di comunicazione, intesa e implementazione.

 

 

Letture consigliate:

– C. Amendola, R. Jirillo, G. Serra, Tecnologie ecocompatibili e sistemi di certificazione. Strumenti del rapporto impresa-ambiente, Roma, 2014;

Anon., Cina e Stati Uniti ratificano l’accordo di Parigi, Internazionale, 3/09/2016 [consultato il 15/02/2017];

Anon., Cosa prevede l’accordo sul clima approvato a Parigi,, Internazionale, 13/12/2015 [consultato il 15/12/2017];

Consiglio europeo, Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici [consultato il 15/02/2017];

D. Finamore, COP21: un falso ottimismo?, CED Magazine, 12/12/2015 [consultato il 15/02/2017];

Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile,   Il clima globale, la sfida primaria dello sviluppo sostenibile. Entra in forza l’Accordo di Parigi, 4 novembre 2016 [consultato il 15/02/2017];

A. Gatti, COP22: una nuova coscienza verso la sostenibilità, una conquista durata venti anni, Il Punto di Fuga, 15/02/2017 [consultato il 15/02/2017]; 

ICCG, I principali esiti della COP22 di Marrakech, 19/11/2016 [consultato il 15/02/2017];

– G. Lombardini, Visioni della sostenibilità: politiche ambientali e strumenti di valutazione, Milano, 2017;

G. Meoni, Accordo globale sul clima nelle mani di Usa e Cina, Il Sole 24 Ore, 6/5/2014 [consultato il 15/02/2017];

I. Pasini,COP22: la Convenzione dell’azione sui cambiamenti climatici, CED Magazine, 18 novembre 2016 [consultato il 15/02/2017];

V. Piana (a cura di), L’Accordo di Parigi sul clima, Lulu, 2016;

T. Robin, Cambiamenti climatici e migrazioni: una sfida in agenda per COP22,CED Magazine,  9/11/2016 [consultato il 15/02/2017];

UNFCCC, Marrakech partnership for global climate action, 2016.

 

 

Immagine: Plenary session of COP21 for the adoption of the Paris Agreement. 12 December, 2015. (COP Paris/Flickr Creative Commons)

Alessandro Gatti

About Alessandro Gatti

Laurea Specialistica in Politiche Europee e Relazioni Internazionali presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, ha conseguito un Master di II livello in Gestione della Banca e delle Assicurazioni presso l’Università degli studi "Roma Tre". Laureando Magistrale in Economia, Marketing e Qualità presso l’Università degli Studi della Tuscia, collabora da diversi anni come giornalista per riviste scientifiche di settore quali Equilibri.net, dell'Istituto Superiore di Politica Internazionale (ISPI), Eurasia e diversi quotidiani viterbesi. Gestisce i blog di storia e cultura Aliante Tuscia e il Punto di Fuga. Esperto di marketing, SEO, comunicazione per la vendita e organizzazione aziendale, è stato docente presso l'Ascom Confcommercio di Viterbo e consulente per il settore bancario e assicurativo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *