Riforma del Credito Cooperativo: verso i contratti di coesione e un’unica holding nazionale

Anna Granato

Anna Granato

Praticante commercialista. Laureata magna cum laude in Economia e Commercio presso l'Università di Napoli "Federico II"
Anna Granato

Marchio del Credito cooperativo (BCC), Copyright FEDERCASSE-FEDERAZIONE ITALIANA DELLE BANCHE DI CREDITO COOPERATIVO - CASSE RURALI ED ARTIGIANE - ROMA (RM)

Dopo un tortuoso percorso, la riforma del credito cooperativo è divenuta legge. Con 171 voti favorevoli, 105 contrari e un astenuto, nella seduta del 6 aprile 2016 il Senato ha approvato in via definitiva il disegno n. 2298 che ha convertito in legge− con modificazioni− il D.L. 18/2016 recante “Misure urgenti concernenti la riforma delle banche di credito cooperativo, la garanzia sulla cartolarizzazione delle sofferenze, il regime fiscale relativo alle procedure di crisi e la gestione collettiva del risparmio” (da Articolo Altalex Pubblicato il 07/04/2016).

Il primo convegno sulle prospettive del sistema bancario in ambito cooperativo (su come sarà e su quali obiettivi perseguirà a riforma attuata), dal titolo “Il Futuro del sistema bancario: tra riforma del credito cooperativo, concentrazioni bancarie e fiducia dei consumatori”, si è svolto a Napoli lunedì 20 giugno, presso il Complesso Monumentale di Santa Chiara. A organizzare l’evento sono stati il presidente dell’Università Telematica Pegaso Danilo Iervolino, il presidente della Bcc Napoli Amedeo Manzo e il presidente dell’Associazione italiana notai cattolici, Roberto Dante Cogliandro, che insieme ad esperti del settore hanno voluto fare il punto sulla riforma − ma non solo − su aggregazioni bancarie, finanza cattolica e risarcimenti danni. I saluti istituzionali sono stati affidati al Cardinale Crescenzio Sepe e al Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, oltre che al Presidente dell’Anac Raffaele Cantone, al Direttore della BDI Sede Napoli Nevio Eligio Rodighiero e al Presidente dell’Odcec di Napoli (Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili) Vincenzo Moretta. Hanno fatto seguito gli interventi, tra gli altri, dei vertici di Federcasse Alessandro Azzi e Sergio Gatti, del Presidente emerito della Corte costituzionale Giuseppe Tesauro e dell’ex presidente Antitrust, Antonio Catricalà. Tra i relatori, Marilena Rispoli Farina e Amedeo Bassi, professori ordinari all’Università degli Studi di Napoli Federico II.

 

L’importanza del sistema cooperativo per la crescita dei nostri territori appare sempre più evidente in questi anni di lavoro che abbiamo condotto a Napoli e la riforma va nella direzione di premiare chi lavora in maniera virtuosa, trasparente ed efficace per tutelare al massimo i cittadini e sostenere le imprese”. E ancora: “Il credito cooperativo da 130 anni dà un forte contributo per la crescita, mette al centro l’uomo e fa in modo che tanti giovani possano partire con le loro start up.

 

Queste sono state le orgogliose parole del Presidente Amedeo Manzo, concordanti con le considerazioni successive del Vicepresidente dell’ABI Giuseppe Ghisolfi: “Il sistema del credito cooperativo continua a svolgere un ruolo fondamentale e utile per i nostri territori. La riforma mi pare che vada nella giusta direzione. Le piccole e medie imprese formano l’ossatura economica italiana e le piccole banche sono il loro sostegno”.

Infatti, il provvedimento di riforma, nato da un’iniziativa autonoma delle bcc e sviluppato poi attraverso la collaborazione con l’esecutivo e l’iter di approvazione, punta al giusto adeguamento con il nuovo e complesso scenario bancario nazionale/comunitario, ponendo il capitale come “fattore principe”, in ottica sia prudenziale che di sviluppo. L’esigenza di ristrutturazione deriva proprio dall’alterata capacità di autofinanziamento delle bcc generata dalla persistente crisi economico-finanziaria: con la riduzione dell’erogazione del credito e l’abbassamento dei tassi di interesse, le bcc hanno fatto leva sui titoli di proprietà, per la maggiore, su quelli statali. Tuttavia, tale redditività è stata depauperata dalle rettifiche di valore verso il basso causate dal peggioramento della qualità dei prestiti erogati e dal conseguente, necessario, adattamento verso l’alto dei livelli di copertura degli stessi. Appare chiaro come il tutto si sia tradotto in flussi di autofinanziamento minori e vulnerabilità maggiore dell’intero sistema cooperativo. Pertanto l’obiettivo peculiare è, attraverso una riorganizzazione su principi di competenza e trasparenza, il suo rafforzamento rispetto a shock esogeni ai fini di un pronto, responsabile ed efficace finanziamento dell’economia reale pro crescita e occupazione.

Nello specifico, lo strumento cruciale della riforma è l’obbligo per le bcc di aderire a un gruppo bancario cooperativo che abbia come “capofila” una s.p.a. con un patrimonio non inferiore a un miliardo di euro; l’adesione è condizione necessaria per il rilascio dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività bancaria in forma cooperativa da parte della Banca d’Italia ( cfr. L. 18/2016 art. 1 co. 1 lettera a). L’obbligo suddetto ha la sua ratio nell’intenzione dell’esecutivo di creare, al termine del processo di aggregazione, un’unica holding nazionale con capitale di maggioranza detenuto dalle bcc che ne fanno parte e con capitale di minoranza posizionato sul mercato dei capitali. La capofila svolge attività di controllo e coordinamento sulle sottoposte, alla luce di stipulati “contratti di adesione”, accordi che modulano i poteri della holding su ogni singola banca secondo il grado di rischiosità (misurato con parametri oggettivi). Ai poteri di vigilanza e indirizzo corrisponde tuttavia l’onere, in capo alla capogruppo, di finanziamento delle bcc in eventuale sofferenza, per evitare la quale la legge di riforma ha imposto un innalzamento del numero minimo dei soci e del limite massimo dell’investimento in azioni. In deroga all’aggregazione in gruppi caratterizzante la ristrutturazione, esiste una “way-out” concessa solo a banche che abbiano riserve almeno pari a 200 milioni di euro e che versino su queste un’imposta straordinaria del 20%; in ogni caso, non potranno operare come istituti bancari cooperativi e dovranno deliberare la loro trasformazione in società per azioni o, in mancanza di queste condizioni, la propria liquidazione ( cfr. cfr. L. 18/2016 art. 1 co. 1 lettera c).

Per quel che concerne i modi previsti per l’attuazione della riforma, spetta alla BDI dettare con regolamento i requisiti minimi della capogruppo e del contratto di adesione; il Ministero dell’Economia dovrà, invece, decidere il numero minimo delle banche all’interno di un gruppo. I tempi non saranno celeri: le banche che vogliano assumere il ruolo di capogruppo avranno un anno e mezzo per trasmettere la relativa richiesta alla BDI; questa, esaminati i requisiti e avallata la richiesta, concederà a sua volta l’ulteriore termine di novanta giorni per stipulare i singoli contratti di adesione con le banche cooperative subordinate.

 

Insomma, Il Governo ha stimato un “cammino” di circa cinque anni per la conclusione del processo di riorganizzazione con la nascita di un’unica holding nazionale, ma spera nel risultato parziale del suo inizio già a fine 2016.

 

Per approfondire

Foto: Marchio del Credito cooperativo (BCC), Copyright FEDERCASSE-FEDERAZIONE ITALIANA DELLE BANCHE DI CREDITO COOPERATIVO – CASSE RURALI ED ARTIGIANE – ROMA (RM)

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About Anna Granato

Praticante commercialista, è laureata magna cum laude in Economia e Commercio presso l'Università "Federico II", dove ha discusso una tesi in Diritto Pubblico sulla liberalizzazione e la regolazione economica dei servizi a rete. Ha maturato esperienze associative presso Arci, Laboriosi.it e Acli, dov'è attualmente volontaria.

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