Al via COP21, vertice internazionale sui cambiamenti climatici

Daniela Finamore

Daniela Finamore

Redattrice at CED - Center for Economic development & Social Change
Policy Officer presso FOCSIV - Federazione degli Organismi Cristiani Servizio Internazionale Volontario
Daniela Finamore

 

cop21_medef

Una missione di pace e giustizia climatica per lo sviluppo sostenibile –

Gli aggiornamenti in diretta da Parigi

 

Il surriscaldamento del clima crea conflitti, crea più migrazioni delle guerre. Dobbiamo intervenire in nome della giustizia climatica. Quello che è in gioco in questa conferenza è la pace perché rischiamo una guerra per l’accesso all’acqua. Il mondo non ha mai affrontato una sfida così grande come quella sul futuro del pianeta, della vita. Qui non bastano le dichiarazioni di intenti, noi a Parigi siamo a un punto di rottura e di partenza per una trasformazione mondiale. Abbiamo l’opportunità di creare uno sviluppo con le energie rinnovabili, il trasporto pulito e la biodiversità. Dobbiamo costruire un modello basato sulla cooperazione, in cui sia più conveniente preservare che distruggere”. François Hollande, Presidente della Repubblica Francese

 

Parigi – È iniziata a Parigi la tanto attesa XXI Conferenza delle Parti (COP 21) della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC), che si terrà fino all’11 Dicembre 2015. Queste le parole pronunciate da Laurent Fabius, ministro degli Esteri francese e presidente della Conferenza: “L’11 dicembre – il giorno in cui si concluderà la Cop21- il mondo si aspetta da noi quattro parole: la missione è compiuta”.

Perché così tante aspettative nei confronti della Conferenza di Parigi? In un periodo storico in cui la minaccia del terrorismo sembra dominare l’agenda politica nazionale, europea e internazionale, perché dare così tanta rilevanza alla questione dei cambiamenti climatici? La risposta, decisamente non banale, è che negoziare sul tema dei cambiamenti climatici significa promuovere la giustizia sociale.

Il clima permea la nostra quotidianità organizzativa quando, ad esempio, consultiamo le previsioni per pianificare il fine settimana o quando ci rallegriamo del fatto che si possano indossare ancora giacche leggere a novembre. Dietro questa “ingenuità climatica” tipicamente eurocentrica si cela, purtroppo, un fenomeno di carattere mondiale che sta distruggendo interi ecosistemi naturali e mette quotidianamente a repentaglio la vita di intere popolazioni nel pianeta: il riscaldamento globale.

La questione fondamentale che sarà dibattuta a COP 21 è proprio quella relativa al surriscaldamento del pianeta. Tale tema è già stato oggetto di negoziati nella Conferenza delle Parti del 1997, culminata nell’adozione del Protocollo di Kyoto, con cui i leader mondiali si sono posti l’obiettivo di ridurre le emissioni di gas serra di almeno il 5 percento rispetto ai livelli del 1990, tra il 2008 e il 2012. L’obiettivo non è stato portato a termine poiché molti Paesi non hanno mantenuto gli impegni presi in fase di negoziazione, altri non hanno mai ratificato il trattato (Stati Uniti) o se ne sono ritirati (Russia) mentre Cina e India, Paesi al primo posto in termini di contributo all’inquinamento atmosferico, erano liberi da vincoli in quanto considerati all’epoca Paesi in Via di Sviluppo.

Di fronte al fallimento del Protocollo di Kyoto e alle successive conferenze sul clima, Il Panel Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici (IPCC), nel suo ultimo rapporto del 2014, ha lanciato dei dati allarmanti: il periodo tra il 1983 e il 2012 è stato il più caldo degli ultimi 1.400 anni causando, tra i tanti effetti, lo scioglimento dei ghiacciai nelle zone artiche, l’innalzamento del livello delle acque oceaniche, siccità e carestie. Secondo l’IPCC, per evitare conseguenze catastrofiche per l’uomo e l’ambiente, l’aumento di temperatura rispetto ai livelli preindustriali deve fermarsi a +2 gradi centigradi.

Difatti, l’obiettivo primario dei 195 Capi di Stato e di Governo riuniti dal 30 Novembre a Parigi, è quello di siglare un accordo globale vincolante che, entrando in vigore nel 2020, limiti l’aumento della temperatura del pianeta a 2 gradi.

Quali sono le questioni del negoziato per raggiungere tale accordo?

 

  • Riduzione delle emissioni di gas serra
  • Decarbonizzazione e utilizzo di fonti di energia rinnovabile
  • Strumenti per il monitoring degli impegni e correlate sanzioni
  • Finanza climatica

 

Una serie di buone notizie sembra giungere dalla prima giornata di Conferenza.

 

Gli Stati parte della Conferenza hanno già presentato sui tavoli del negoziato le proprie quote di riduzione, e gli impegni di 180 di essi comportano complessivamente una riduzione di circa il 94 percento delle emissioni globali. Gli Stati Uniti hanno riconosciuto il proprio ruolo di “inquinatori” e si sono mostrati volenterosi nel cambiare rotta, la Russia sostiene che crescita economica e tutela dell’ambiente possono essere pienamente compatibili, la Germania ha annunciato che entro il 2020 raddoppierà i finanziamenti per le rinnovabili mentre, relativamente allo stesso periodo, l’Italia propone di stanziare 4 miliardi di dollari per la finanza climatica.

 

Questi buoni propositi incontrano, tuttavia, una serie di ostacoli da affrontare.

 

In primo luogo gli impegni di riduzione degli Stati presentati sinora, seppur significativi, porterebbero comunque ad un aumento della temperatura di 3 gradi; in secondo luogo, c’è la questione importante della ripartizione degli obblighi. I grandi Paesi emergenti temono fortemente che un accordo vincolante sulle emissioni di gas serra e sull’utilizzo dei combustibili fossili limiti le capacità di crescita delle proprie economie: chi più ha inquinato in passato è ora maggiormente responsabile, e proprio in base a questo principio della responsabilità differenziata, India e Cina hanno rivendicato il proprio diritto alla crescita tramite combustibili fossili.

Il dibattito è acceso, e continuerà nei prossimi giorni affrontando tutta una serie di questioni su cui gli Stati dovranno cercare di negoziare e allontanarsi dal soddisfacimento del singolo interesse nazionale: individuare degli obiettivi di riduzione dal 2015 al 2020 (quando scadrà Kyoto), organizzare i fondi e i flussi per la finanza climatica, stabilire impegni e sanzioni, individuare l’organo predisposto alla vigilanza, riuscire a negoziare tra gli interessi delle lobby del mondo energetico e le richieste ambiziose provenienti dal mondo della società civile.

La Conferenza di Parigi è appena iniziata: le decisioni prese nelle prossime settimane costituiranno un ottimo strumento per valutare il livello di ambizione e volontà che gli Stati nazionali intendono raggiungere per portare a compimento un’importante missione di pace e giustizia climatica.

 

Per approfondire

COP21: un falso ottimismo?

COP 21 e “Climate Finance”

Cambiamenti climatici e migrazioni: una sfida in agenda per COP22

Daniela Finamore

About Daniela Finamore

Policy Officer per la FOCSIV – Federazione degli Organismi Cristiani Servizio Internazionale Volontario, dove svolge attività di policy, lobbying e campagne sulla questione dei cambiamenti climatici da oltre un anno. Ha un master di II livello in Economia dello Sviluppo e Cooperazione Internazionale. Laureata Magistrale in Scienze dello Sviluppo e della Cooperazione Internazionale, si è specializzata sui temi dello sviluppo, della politica agricola internazionale e della sicurezza alimentare. Premiata nel 2014 come “Laureato Eccellente" dell’Università di Roma "La Sapienza".

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *