Birmania domani: Il vento del cambiamento e la prova del Nobel

Francesco Adriano De Stefano

Francesco Adriano De Stefano

Relazioni con il Terzo Settore e Redattore at CED - Center for Economic Development & Social Change
Laureando Magistrale in Economia e Commercio e giornalista pubblicista
Francesco Adriano De Stefano

Aung Suu Kyi

Aung San Suu Kyi vince le elezioni in Birmania. Tra speranze e promesse il futuro del Myanmar sembra decollare ripartendo dalla democrazia

La Birmania cambia. Il Myanmar cambia. Alle elezioni libere e democratiche trionfa la Lega Nazionale Democratica (Lnd), partito guidato dal premio Nobel per la pace, Aung San Suu Kyi, figlia del generale e politico Aung San assassinato nel 1947. Una svolta epocale che segna una rottura con il passato, la fine di una dittatura che per oltre cinquant’anni ha visto un susseguirsi di giunte militari al potere. Il governo, presieduto ad interim da Htay Oo, ha ammesso la sconfitta del Partito dell’Unione, Solidarietà e Sviluppo (USPD) attualmente al potere, e ha assicurato che le elezioni e la volontà dei cittadini sarà rispettata. Nonostante la Costituzione promulgata nel 2008 vieti espressamente che il capo di Stato possa essere un cittadino britannico, o che comunque abbia legami familiari con cittadini britannici, “The Lady” ha assicurato che diverrà capo del governo e guiderà la scelta per il nuovo Presidente.

Alle elezioni libere e democratiche trionfa la Lega Nazionale Democratica (Lnd), partito guidato dal premio Nobel per la pace, Aung San Suu Kyi, figlia del generale e politico Aung San assassinato nel 1947. Una svolta epocale che segna una rottura con il passato, la fine di una dittatura che per oltre cinquant’anni ha visto un susseguirsi di giunte militari al potere

LA COSTITUZIONE.

La modifica della Costituzione sarà quindi una delle sue priorità, e i motivi sono presto detti: non solo l’attuale Costituzione le impedisce di diventare Presidente, ma consente anche che ai militari spetti un quarto dei seggi del Parlamento. Sarà quindi questo il primo test per Aung San Suu Kyi, con la scelta di un capo di Stato che le consenta di controllare i giochi senza creare un muro con i militari. Dalle prime parole rilasciate dalla Lady, all’alba del risultato che la vede protagonista delle speranze riposte in un cambiamento radicale del paese, emerge la sua volontà di non volere vendette, ma il rispetto dei vincitori e dei vinti parlando di “Conciliazione nazionale”. La motivazione della sua estrema cautela è quella di non dare alcun motivo di intervento ai più scettici del Tatmadaw (così vengono chiamati i militari).

LO SVILUPPO ECONOMICO.

Uno dei temi caldi del futuro del paese è proprio quello della crescita e dello sviluppo economico. In questi anni, il governo uscente ha ottenuto risultati considerevoli portando il PIL del Myanmar a crescere fino all’8%. Il boom degli investimenti si è registrato nel 2013 a seguito della sospensione delle sanzioni economiche, e ora la vittoria di Aung San Suu Kyi potrebbe favorire ulteriormente l’apertura economica del Paese e attrarre nuovi capitali. Il volano per la crescita della Birmania è nascosto nelle risorse naturali, scarsamente sfruttate perché in passato sono mancati investimenti in istruzione, infrastrutture, innovazione dell’agricoltura e settore industriale.

 

LA DIPLOMAZIA INTERNAZIONALE.

La Birmania appartiene all’area Asean, un’organizzazione politica, economica e culturale di nazioni situate nel Sud-est asiatico che ha come membri: Indonesia, Malesia, Filippine, Singapore, Tailandia, Brunei, Vietnam, Laos, Cambogia. In questo gruppo, il Myanmar è il fanalino di coda, nonostante la ricchezza delle risorse naturali come la giada, un affare da milioni di dollari che ha arricchito i pochi vicini alla ex giunta militare. Una delle sfide che toccherà affrontare è appunto quella di investire sulle risorse per risollevare le sorti del paese, prestando non poca attenzione alla diplomazia internazionale. In particolare, The Lady dovrà dimostrare di riuscire in una politica di equilibrio tra la Cina e gli Usa.

LA CINA.

Per la Cina la Birmania è un’importante fonte di materie prime, proprio per l’approvvigionamento della giada e del legno, oltre a essere una comoda strada per facilitare la riduzione di dipendenza dal petrolio grazie all’accesso al golfo del Bengala. Il Paese del Dragone ha già finanziato la costruzione di un gasdotto e di un petroldotto che attraverseranno la Birmania. Proprio per la rilevanza economica − dato che l’amministrazione uscente si era avvicinata agli Stati Uniti − la Cina ha più volte espresso la sua preoccupazione per il futuro politico del paese, incontrando Suu Kyi e sostenendola nel corso della campagna elettorale.

GLI USA.

Il presidente Obama mercoledì scorso si è congratulato con Aung Suu Kyi per la vittoria delle elezioni, esprimendo il suo compiacimento per la maniera pacifica in cui si sono svolte le elezioni, come aveva più volte chiesto ai due principali partiti. In un clima di tensione che ha visto protagonisti la marina cinese e quella statunitense, gli Stati Uniti potrebbero non gradire un’eventuale crescita dell’influenza della Cina sulla Birmania.

LE MINORANZE.

Un’altra questione fondamentale è quella relativa alle minoranze musulmane . La Lady è stata a più riprese criticata dalla comunità internazionale a causa della mancata presa di posizione a favore della minoranza, confinata in campi e ghetti nello Stato di Rakhine a seguito degli scontri con la popolazione buddista del 2012. Anche se i birmani hanno bocciato la retorica dell’odio dei nazionalisti, sono in pochi a credere che il fenomeno possa estinguersi istantaneamente.

Il futuro economico e sociale del Myanmar sarà determinato dalla direzione che prenderanno le decisioni dei prossimi mesi negli ambiti discussi. Nel frattempo, continuano i festeggiamenti per Aung San Suu Kyi, che dal quartier generale del partito si sono estesi a tutta la città.

Foto (CC BY-SA 3.0)  by Htoo Tay Zar

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