Benessere e indicatori multidimensionali nel Nord e Sud Italia: un’analisi del Rapporto UrBES 2015

Debora Russo

Debora Russo

Laureata Magistrale in Studi Internazionali presso l'Università di Napoli "L'Orientale"
Debora Russo

Nel 2009 l’Unione Europea rilasciava il report “GDP and Beyond: Measuring Progress in a Changing World, in cui si sottolineava l’importanza di affiancare il PIL a indicatori capaci di catturare le nuove dimensioni di interesse ambientale e sociale, come distribuzione e disuguaglianza, sviluppo sostenibile e distribuzione rapida e sistematica di informazioni.

 

La crescente complessità dei sistemici economici e sociali impone la ricerca di nuovi strumenti in grado di riassumere con migliore precisione e completezza le sempre più numerose variabili richiamate dalle dinamiche dello sviluppo economico e della sostenibilità.

 

Questo nuovo approccio deve molto, tra i vari, ai contributi scientifici dei premi Nobel per l’economia Joseph Stiglitz e Amartya Sen e degli organismi internazionali che hanno promosso tale campo di analisi: il Programma per lo Sviluppo delle Nazioni Unite (UNDP) e il Rapporto sullo Sviluppo Umano (HDR) e l’Indice di Sviluppo Umano (HDI). In Italia, queste nuove linee hanno trovato traduzione nel Progetto BES (Benessere Equo e Sostenibile). L’iniziativa è curata dall’ISTAT, inizialmente con il contributo del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (CNEL). Il BES, nato nel 2011, ha introdotto avanguardie internazionali come il primo rapporto nel BES nel 2013, il BES delle province e il BES delle città (UrBES). Un punto importante d”innovazione è costituito dal fatto che mentre l’HDI tiene conto di tre misure principali (PIL, speranza di vita e istruzione), l’UrBES esamina 64 indicatori e il BES 134, facendo capo a dodici “dimensioni del benessere economico e sociale; queste sono individuate in:

  • Salute
  • Istruzione e formazione
  • Lavoro e conciliazione dei tempi di vita
  • Benessere economico
  • Relazioni sociali
  • Politica e istituzioni
  • Sicurezza
  • Benessere soggettivo
  • Paesaggio e patrimonio culturale
  • Ambiente
  • Ricerca e innovazione
  • Qualità dei servizi.

 

Come dichiarato dall’ISTAT:

«Il progetto per misurare il benessere equo e sostenibile si inquadra nel dibattito internazionale sul superamento del Pil, alimentato dalla consapevolezza che i parametri sui quali valutare il progresso di una società non possano essere esclusivamente di carattere economico, ma debbano tenere conto anche delle fondamentali dimensioni sociali e ambientali del benessere, corredate da misure di diseguaglianza e sostenibilità».

 

Il rapporto UrBES 2015 accoglie una serie di innovazioni nella raccolta dati grazie alle quali il set di indicatori è quasi triplicato rispetto a quello fissato su base nazionale, e rappresenta un rafforzamento della rete dei partecipanti al progetto: dieci città metropolitane (da Nord a Sud), quattro città metropolitane del Sud in entrata e quindici grandi comuni.

 

Il Confronto tra Nord e Sud Italia

Tra le conclusioni elaborate dai dati, il Rapporto conferma il drammatico impatto della perdurante crisi economica sul reddito degli italiani, con una preoccupante e rapida crescita della diseguaglianza economica sia tra Nord e Sud che all’interno delle stesse aree geografiche in analisi. Al contempo, si registra una costante negativa nel calcolo di scolarizzazione e reddito pro capite delle famiglie del meridione rispetto alle controparti del Centro-Nord, con valori del 50 per cento più bassi. Persino l’aspettativa di vita è minore di circa un anno al Sud rispetto all’Italia settentrionale, mentre al Nord si soffre di più in relazione all’inquinamento e la conseguente qualità dell’aria. Sul piano sociale e di cittadinanza attiva, si rileva che persino la diffusione del non profit e del volontariato segna valori decisamente inferiori nel Mezzogiorno, così come riguardo alla partecipazione politica e all’inclusione delle donne nelle posizioni istituzionali. L’occupazione nei settori di specializzazione dell’alta tecnologia risulta invece generalmente stabile, nonostante siano in netto calo le domande di registrazione brevetti presso l’Ufficio Europeo. Con la crisi economica si è visto aumentare sensibilmente il tasso dei reati sulla proprietà e sulla persona, con i livelli più elevati registrati al Centro-Nord. In particolare, a Napoli si segnala come trend in ascesa la crescita dei NEETs (giovani non occupati, non in istruzione né in formazione) rispetto agli andamenti decisamente migliori delle altre grandi città del Centro-Nord; tuttavia, si registrano progressi per l’inclusività femminile nelle istituzioni, raddoppiata rispetto al 2004, la raccolta differenziata, le aree pedonali e le piste ciclabili, e il verde urbano.

I dati, corroborati dal recente rapporto SVIMEZ (l’Associazione per lo Sviluppo dell’Industria nel Mezzogiorno), confermano che i sette anni di crisi economica hanno portato a una desertificazione strutturale dell’apparato economico meridionale. Grande differenziale di svantaggio rispetto all’economia del Nord (che in qualche modo è in lenta ripresa) è rappresentato soprattutto dalla quasi totale assenza di investimenti pubblici, i quali a loro volta inibiscono quelli esteri, che sarebbero decisamente utili per recuperare competitività e capacità industriale. Questo va a ricadere pesantemente sulle possibilità di trovare occupazione, facendo raggiungere addirittura un primato nel 2014, anno in cui il tasso di occupazione nel Meridione ha toccato il minimo storico dalle prime analisi dell’ISTAT nel 1977. Sulle 811.000 persone che hanno perso il lavoro negli anni di crisi tra il 2008 e il 2014, oltre la metà (576.000) sono del Mezzogiorno.

In sintesi, l’Istat conferma di anno in anno l’ingloriosa situazione di disagio che vede il nostro Paese tra gli ultimi Stati Membri dell’UE in termini politici, soprattutto nell’individuare strategie utili a invertire la recessione economica; ciononostante, va riportato l’impegno innescato dalle amministrazioni cittadine (soprattutto dei grandi comuni) nell’adeguarsi agli standard internazionali di sostenibilità, benessere e qualità della vita.

 

Proprio per questo, è importante ricordare come il BES sia un progetto in fieri, che lascia ampio spazio al confronto e alla consultazione con i cittadini, alla ricerca di metodologie sempre più accurate e attendibili. I nuovi indicatori multidimensionali del benessere assolvono l’arduo obiettivo di misurare la sostenibilità della vita sociale, economica, ambientale e istituzionale.

 

Fonte foto: Michael Sotnikov; Korea, Seoul Cheonggyecheon

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