Lo sviluppo rurale nell’agenda internazionale: il ruolo di una microfinanza e di mercati rurali sensibili alle questioni di genere in Asia Centrale

Andrea Gatto

Andrea Gatto

Visiting Research Fellow presso il CREATES - Università di Aarhus (DK). Dottorando di Ricerca in Economia, Statistica & Sostenibilità presso l'Università di Napoli "Parthenope"
Andrea Gatto
Norman Polselli

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Scrittore e reporter. Laureando magistrale in Ingegneria presso l'Università di Roma "La Sapienza"
Norman Polselli

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    Gretchen Bloom

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    Comitato Scientifico at CED - Center for Economic development & Social Change
    Consulente internazionale in Sviluppo e Politiche di Genere
    Gretchen Bloom

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      Lo sviluppo rurale è una strategia che mira al miglioramento delle condizioni economiche e sociali degli individui focalizzandosi su uno specifico gruppo di poveri nelle zone rurali. Questo assiste i gruppi più poveri tra le popolazioni che vivono nelle aree rurali a trarre beneficio dallo sviluppo.

      Banca Mondiale, 1975

       

      Il miglioramento della vita nei contesti rurali è un argomento ricorrente all’interno dei dibattiti della comunità internazionale. In particolare, nel quadro della risoluzione di problemi di governance globale, la Banca Mondiale e le Nazioni Unite (ONU) attraverso il Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD) e l’Organizzazione per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO), indirizzano oggi una parte consistente dei loro studi e delle loro risorse all’analisi della risoluzione dei problemi connessi con la povertà rurale. L’obiettivo è garantire una vita più equa e socialmente più inclusiva nelle regioni rurali. La strategia comune adottata dalle istituzioni internazionali si è spostata negli ultimi anni da un approccio unicamente volto al potenziamento del mercato, all’inclusione contestuale di pratiche orientate alla riduzione della povertà e all’emancipazione femminile.

       

      Agricoltura e sviluppo rurale nelle priorità odierne di sviluppo

      Due aspetti principali configurano lo sviluppo rurale odierno: 1) cambiamento economico e sociale; e 2) grado della povertà rurale. La citazione d’apertura della Banca Mondiale indica che già negli anni Settanta lo sviluppo economico era considerato da associare a quello sociale. Ciò nonostante, l’approccio neoliberista di lì a qualche anno avrebbe teorizzato che la crescita economica aveva la facoltà di regolare automaticamente le ineguaglianze sociali. La comunità internazionale conviene ancora oggi nell’attribuire alla crescita economica un ruolo fondamentale in ragione dell’efficienza produttiva indispensabile per incrementare i proventi rurali necessari al sostentamento (Banca Mondiale 2008). Questo aspetto, però, oggi è individuato solo come uno degli elementi caratterizzanti dello sviluppo economico: come analizzato da un’ampia letteratura, i fattori di miglioramento sociale includono variabili determinanti quali gli standard d’istruzione e quelli sanitari (UNDP 2013). Diverse buone pratiche di sviluppo economico a livello internazionale hanno confermato la tendenza ad associare esperienze di crescita con minore sperequazione reddituale a percorsi di sviluppo a maggior termine e performanti migliori risultati (Gatto 2013). Si può sintetizzare un consenso internazionale basato su tre pilastri, finalizzato ad azioni reattive alle dinamiche rurali, a favore delle classi più povere e attente alle problematiche di genere, capaci di facilitare la rimozione dei pregiudizi di genere che limitano l’accesso delle donne a molti mercati delle zone rurali. Queste includono: 1) efficienza e crescita economica; 2) riduzione della povertà; e 3) eguaglianza di genere ed empowerment (legittimazione) femminile. È importante comprendere l’entità del problema. La povertà colpisce il 70% della popolazione rurale nel mondo, che rappresenta il 55% della popolazione mondiale (IFAD 2011). Le popolazioni rurali sono generalmente le più esposte ai rischi di natura economica, finanziaria, sanitaria, ambientale, climatica e produttiva, fattori che possono incidere pesantemente sulle loro vite. Tale fragilità è amplificata dal fatto che le popolazioni rurali sono generalmente dipendenti dall’agricoltura e in molti casi da colture di sussistenza; infine, i loro redditi tendono a essere soggetti a stagionalità. I più esposti sono le minoranze etniche, i gruppi più poveri e le donne. Per consentire alle popolazioni rurali di riuscire ad emergere dalla trappola della povertà, gli strumenti finanziari hanno bisogno di essere diffusi tra tutta la popolazione, in particolare tra le donne.

      La strategia per lenire le deprivazioni economico-sociali delle donne e degli uomini nelle aree rurali non ha a che fare necessariamente con l’agricoltura: diventano necessarie politiche di potenziamento del tessuto economico rurale per le attività rurali extra agricole quali le dotazioni per il commercio locale e internazionale, la produzione di base, il turismo, le microimprese, le cooperative e le organizzazioni locali. È conclamato che la crescita economica tende a migliorare la situazione economica delle donne e la parità di genere, ma storicamente difficilmente è stato affrontato un discorso sulle dinamiche di genere; ciò ha contribuito alla retrocessione delle donne a ruoli marginali nella società. Considerando la misurazione dei miglioramenti nell’eguaglianza di genere, si possono attendere aumenti del livello di reddito e della stabilità e decrementi in termini di vulnerabilità, così come miglioramenti nell’area locale.

      Questi dati espliciti relativi all’estrema povertà rurale diventano ancora più rigidi se si prendono in considerazione i gravi episodi che affliggono puntualmente le sfere economiche e sociali delle aree agricole, soprattutto all’interno del contesto familiare. Vincoli culturali, economici e giuridici limitano spesso le opportunità delle donne di riuscire ad avere un impatto all’interno della propria comunità. Spesso, la discriminazione di genere sussiste anche all’interno delle attività economiche familiari, fenomeno che relega le donne a fasi limitate della catena del valore (Bloom 2012).

      Diverse buone pratiche di sviluppo economico (si prenda l’esempio dello sviluppo dell’Asia Orientale) hanno mostrato i meriti di politiche attente alle dinamiche di genere nel far confluire nuova forza lavoro fondamentale per la crescita economica nazionale. È riconosciuto che la disuguaglianza di genere ostacola lo sviluppo in termini di perdita di opportunità, limitando i risultati economici e sociali sia individuali che collettivi. Con minore frequenza, l’eguaglianza di genere non è garantita nemmeno de jure, a causa di limitazioni legali o normative nazionali. La discriminazione contro le donne, e la conseguente violazione dei diritti umani, impoveriscono l’intera comunità rurale, determinando la perdita del potenziale economico connesso con l’empowerment femminile.

       

      Genere e finanza rurale

      Le donne e le ragazze nei paesi in via di sviluppo rivestono un ruolo centrale sia in ambito economico che sociale. Tuttavia, pur giocando un ruolo fondamentale nel processo decisionale familiare, le donne si trovano ad affrontare sbarramenti nell’accesso a molti mercati e fasi di produzione. Questo accade a dispetto di una forte presenza femminile in molti campi di produzione, attività e guadagno presenti in tutta la catena del valore che ne determinano il ruolo di agenti di cambiamento economico e sociale. La strategia in tre fasi perseguita dalla comunità internazionale, si basa sul sostegno alla crescita economica della comunità, sulla riduzione della povertà e sull’empowerment e il sostegno dei diritti umani femminili; ciò passa per una maggiore attenzione al ruolo della donna e delle popolazioni rurali.

      A questo proposito, negli ultimi decenni sono state sviluppate numerose azioni. Dai tempi del movimento femminista degli anni Settanta si è potuta apprezzare un’attenzione più puntuale verso le questioni di genere e quindi un incremento della partecipazione femminile nella forza lavoro; su queste basi, la risposta del mercato è stata una maggiore propensione nel favorire l’accesso delle donne ai servizi finanziari, in particolare nelle zone rurali. A partire dagli anni Novanta, il target principale a cui destinare gli strumenti finanziari per i programmi di riduzione della povertà e sostegno alle piccole attività artigianali, commerciali e produttive sono state le donne, in particolare per programmi di risparmio e microcredito. Questa tendenza è da attribuire agli andamenti più elevati dei tassi di restituzione del debito da parte delle donne, dovuti a tre motivazioni: 1) particolare tendenza femminile all’accumulazione del risparmio; 2) migliore cura rivolta alle priorità familiari di lungo termine; e 3) polarizzazione femminile nei riguardi delle generazioni future, in particolare per le determinanti dello sviluppo, ossia economia, istruzione e salute (Yunus 1999; IFAD 2012; Sen 1999).

      Per citare Muhammad Yunus: «Quando una donna indigente incomincia a introitare dei proventi, i suoi sogni di successo inevitabilmente ruotano attorno alla sua prole. La seconda priorità di una donna è la casa (…). Quando un uomo indigente guadagna un reddito aggiuntivo, concentra una maggiore attenzione verso sé stesso. Per questo il denaro che entra in una casa per mezzo di una donna porta maggiori benefici alla famiglia nel suo complesso» (Yunus 1999). Come evidenziato dallo stesso Yunus e da altri studiosi, questa tendenza, esportata come risultato del grande successo della Grameen Bank in Bangladesh, ha generato la proliferazione di istituzioni finanziarie informali; ciò è avvenuto in primo luogo a causa della mancanza delle garanzie reali (generalmente la terra) necessarie per accedere ai servizi finanziari, aspetto che spesso penalizza i candidati al finanziamento delle zone agricole e le donne. Data la preferenza delle donne e la necessità delle popolazioni rurali di accedere alla microfinanza, emerge il bisogno di un settore finanziario sollecito alle problematiche di genere, alla povertà e al contesto rurale.

      Fig. 1. Interazione dei servizi finanziari nelle aree rurali Fonte: Kloeppinger Todd 2007

      Fig. 1.Interazione dei servizi finanziari nelle aree rurali
      Fonte: Kloeppinger Todd 2007

       

      Vincoli all’eguaglianza di genere

      I vincoli che incidono sulle donne delle aree rurali sono dovuti in prevalenza ai seguenti punti: 1) mancanza di coinvolgimento nel processo decisionale; 2) carenza di controllo e accesso alle risorse produttive (inclusa la terra); 3) vincoli discriminatori tradizionali di genere sulle attività. Mentre le ragioni sono collegate principalmente a motivazioni tradizionali, l’accesso ai programmi finanziari nelle zone rurali è spesso inibito da fattori economici, giuridici e culturali che creano vincoli di genere tangibili (World Economic Forum 2013). Il Gender in Agriculture Sourcebook (WB-IFAD-FAO 2009) definisce questi vincoli economici, legali e culturali come segue:

       

        • Economici: minore accesso ai mercati e restrizione delle attività disponibili a causa di pregiudizi di natura economica; limitazioni nella gerarchia della catena del valore dovute agli impegni domestici; disuguaglianza di genere; esposizione delle donne a maggiori rischi, tipici delle società rurali in via di sviluppo (calamità, conflitti, incidenti, malattie, fluttuazioni finanziarie ed economiche); indici più bassi di istruzione superiore e analfabetismo formale, economico e finanziario, che limitano considerevolmente l’accesso delle donne ai mercati e agli strumenti di finanza.
        • Legali: limitazioni ai diritti di proprietà, eredità e acquisizione; prevenzioni nel sistema legale formale.
        • Culturali: pregiudizi che relegano la donna a un insieme ristretto di attività di lavoro esclusivamente legate alla gestione domestica; rappresentanza politica inferiore (che spesso si tende a invertire e/o mascherare attraverso quote politiche); pregiudizi familiari che relegano la donna alle attività domestiche per gran parte della giornata (limitare il ruolo della donna a un certo tipo e numero di attività della catena del valore contribuisce ad inasprirne l’avversione al rischio e la dipendenza economica dai mariti).

       

      Migliorare lo sviluppo e l’uguaglianza di genere

      Il rafforzamento del settore finanziario, attraverso politiche attente alle dimensioni rurali, di genere e di disparità economica, porterebbe contemporaneamente a due risultati: 1) miglioramento del benessere della popolazione rurale dovuto ad un mercato più ricco, maggiori opportunità d’affari ed uno sviluppo più esteso; 2) empowerment femminile dovuto a miglioramenti nel benessere e nelle capacità economiche di donne e uomini. Questi punti vengono indicati, al contempo, come fattori di riduzione della povertà e come volano dell’empowerment femminile. Il processo è indicato come portatore di crescita economica e miglioramento delle condizioni rurali, fondamentale per innescare un circolo virtuoso, in linea con la centralità attribuita all’eguaglianza di genere nello sviluppo umano.

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      Figura 2.Strategia in tre fasi per lo sviluppo ruralee l’empowerment femminile: ruolo del settore finanziario
      Fonte: FIDA Afrique (IFAD Africa), 2009

       

      Il miglioramento dei termini d’utilizzo degli strumenti finanziari consentirebbe un aumento delle opportunità di avvio di piccole attività e microimprese familiari di successo, riducendone notevolmente i rischi connessi. La prassi comune della “non bancabilità” dei richiedenti credito segnala il fatto che il problema ha origine anche dalle lacune insite nei diritti di proprietà della terra. La situazione impedisce agli abitanti rurali di intraprendere investimenti e impegni a lungo termine, inibendo l’avvio o il consolidamento d’impresa e il miglioramento della qualità della vita. Questi dati si abbattono anche sulle politiche di promozione della piccola azienda e della sicurezza alimentare. Una strategia consona a modificare la situazione deve prevedere l’attuazione di misure che agiscano sul tessuto locale, nazionale e globale.

       

      Uguaglianza di genere e sviluppo rurale in Asia centrale

      Se è vero che la parola “economia” trae origine dall’etimo greco “oikos” (casa), le donne hanno assunto il ruolo di organizzatrici del contesto familiare fin dagli albori della società umana; per questa ragione a loro è comunemente riconosciuto un ruolo egemonico nella veste di agenti di cambiamento nell’ambito dello sviluppo economico. Nonostante le situazioni di cruda disuguaglianza riscontrabili oggigiorno in molte società rurali, è ancora vero che le donne svolgono un ruolo importante all’interno della famiglia rurale, in particolare per quanto riguarda i processi decisionali nell’ambito domestico. L’importanza delle donne nella società è confermata dal ruolo decisionale che svolgono nella gestione delle spese familiari a sostegno dei principali fattori di sviluppo (risparmio, istruzione e sanità), destinati alle prossime generazioni. Questo è stato spesso il caso di alcune regioni dell’Asia Centrale: partendo dalle antiche tradizioni nomadi e per tutta la durata dell’Unione Sovietica, in questi paesi le popolazioni hanno sempre riservato un ruolo prominente alla donna all’interno della comunità. Per determinate categorie lavorative e regioni è stato perfino riscontrato un equilibrio di genere a favore delle donne. Sebbene la zona sia stata islamizzata nel VII sec d.C., la precedente e mai sopita cultura animista, unitamente alle politiche intraprese dai soviet centrali, hanno fatto sì che, a differenza di molte regioni limitrofe, l’Islam fosse vissuto in modo pressoché laico.

      Fig. 3.Donna che lavora al telaio sulla Via della Seta. Ph. Norman Polselli

      Fig. 3.Donna che lavora al telaio sulla Via della Seta.
      Ph. Norman Polselli

      Localizzando l’analisi sulla parità di genere alla Repubblica Kirghisa, in termini generali è possibile osservare una comune base culturale non discriminatoria, in alcuni casi addirittura in favore delle donne. In diverse regioni del Paese le donne sembrano rivestire un peso ancora maggiore nella leadership e nell’istruzione avanzata. Le ragioni di questi risultati vanno ricercate nelle radici nomadi della nazione, nelle cui comunità le donne hanno mantenuto un forte potere. Inoltre, l’influenza della politica socialista negli ultimi decenni, annientando la pressione religiosa dilagante a livello regionale, ha facilitato il mantenimento dello status-quo.

      Donna kirghiza in una yurta, Song Köll Lake (3500 m.). Ph. Norman Polselli

      Donna kirghiza in una yurta, Song Köll Lake (3500 m.).
      Ph. Norman Polselli

      In termini di forza lavoro, l’economia kirghisa generalmente non presenta differenziazioni consistenti tra uomini e donne. Mediamente le donne non sono relegate a lavori domestici, a determinate categorie di lavoro o a fasi limitate della catena del valore. I tassi di alfabetizzazione mostrano risultati migliori per le donne rispetto agli uomini e, in media, la leadership femminile ha più peso di quella maschile in molti settori (World Economic Forum 2013).

      Tuttavia non mancano alcune problematiche. In primo luogo, la situazione economica della nazione appare globalmente depressa; in particolare si registra una profonda povertà diffusa, che diventa dilagante in alcune regioni del sud del Kirghizistan. Ciò imporrebbe all’ambiente imprenditoriale un’urgente rivitalizzazione indotta da interventi pubblici in cui inquadrare una rivisitata sinergia pubblico-privato-terzo settore. In secondo luogo, per quanto riguarda il settore finanziario a livello nazionale sembrano essere necessarie e plausibili possibilità per consistenti miglioramenti, in particolare nel riguardo del mercato femminile. È chiaro che la mancanza di offerta di lavoro trova poi traduzione in una gamma ridotta di opportunità economiche e in una povertà diffusa in tutto il Paese. Un settore finanziario più maturo contribuirebbe a fornire alle popolazioni rurali, sia uomini che donne, un discreto reddito disponibile da investire in piccole attività e spese giornaliere.

       

      Mercati rurali in Kirghizistan

      In aggiunta alle problematiche enunciate, le zone rurali del Kirghizistan sopportano gravi ostacoli che limitato la produttività del settore primario. Questi includono: 1) terreno infertile e clima sfavorevole, che si uniscono ad un elevato inquinamento e desertificazione di alcune aree causate dalle massicce monocolture imposte dall’URSS; 2) debolezza nei collegamenti e nell’apertura ai mercati internazionali; e 3) scarsa dimestichezza con gli strumenti finanziari e bassa alfabetizzazione tecnica e generica. Questi fattori hanno portato a diffondere pervasivamente la disoccupazione (che affligge soprattutto gli uomini, malgrado spesso si tratti di disoccupazione nascosta) e a incrementare i fenomeni migratori.

      Emerge una bassa presenza di piccole e medie imprese o industrie operanti nel settore agricolo: le attuali produzioni sono per lo più limitate a seta tradizionale (localizzata nella Valle Fergana), lana, feltri, mais, allevamento di ovini e caprini, apicoltura nomade e stanziale e una debole industria siderurgica nel nord del Paese. Considerando la scarsità di diversificazione nelle coltivazioni, il settore rurale sembra rasentare con difficoltà la sussistenza per la popolazione. Contestualmente si registra una diffusa debolezza dell’artigianato e della micro e piccola impresa, raramente raggruppata in distretti. Conseguenzialmente, il commercio diventa costoso e inadeguato nel rispondere alle esigenze nazionali. Dati i problemi che affrontano i mercati rurali kirghisi, diventa urgente stimolare misure utili all’innesto di un nuovo settore privato, sull’onda di politiche industriali volte alla facilitazione della creazione e implementazione della piccola e media impresa e di campioni nazionali selezionati.

       

      Raccomandazioni

      Data la buona performance complessiva del Kirghizistan rispetto alla media regionale per l’accesso al mercato delle donne, i principali obiettivi economici della strategia nazionale a medio termine dovrebbero concentrarsi sulla valorizzazione delle opportunità di lavoro, mantenendo una buona parità di genere. Una soluzione può essere fornita dal miglioramento dei mercati finanziari, uno dei pochi mercati che manifesta una certa disuguaglianza di genere nel paese. Infatti, disaggregando i dati del tasso di accesso ai mercati finanziari in Kirghizistan, si segnalano squilibri evidenti tra uomini e donne, evidenti nel sud del Paese (Thi Minh-Phuong Ngo 2008). Un migliore accesso al credito e agli altri servizi finanziari, unito a programmi di formazione diverrebbe una risorsa utile ad aumentare gli investimenti e migliorare le infrastrutture. Tutto ciò porterebbe a uno svecchiamento dell’apparato pubblico e delle deboli strutture private in termini di innovazione e efficienza, unitamente a miglioramenti sostanziali della qualità della vita e dell’istruzione nazionale, presupposti imprescindibili per lo sviluppo economico e sociale di lungo termine. Il ruolo svolto da cooperative, associazioni, organizzazioni e imprese diventa fondamentale per diffondere la promozione di uno sviluppo di lungo termine sensibile alla dimensione di genere, attraverso buone pratiche di cui appare un’evidenza empirica. Pertanto, rimane importante generare la proliferazione di piccole e medie imprese ed associazioni, necessarie per stimolare una crescita sostenibile nel settore imprenditoriale, foriero di migliori opportunità per la comunità.

      Tuttavia, nonostante una sostanziale indipendenza finanziaria e una relativa inclusione all’interno della catena del valore, per alcuni mercati come quello finanziario la partecipazione effettiva delle donne risulta considerevolmente bassa, soprattutto al sud. Un’alfabetizzazione finanziaria ed economica deve, per questo, andare di pari passo con la promozione di un maggiore accesso delle donne ai mercati finanziari. In fin dei conti, va ricordato che la presenza femminile nell’educazione superiore, nelle posizioni direttive e di vertice a livello nazionale, è spesso più consistente di quella maschile.

      Per quanto riguarda i mercati rurali, potenziali settori produttivi per lo sviluppo futuro dovrebbero attribuire un peso maggiore ai processi semi-industriali aventi una componente artigianale. Per gran parte delle produzioni attuali, un punto di partenza significativo sarebbe l’apertura ai mercati esteri, per i quali può essere prevista una regolamentazione più snella, ma in grado di attribuire, al contempo, una crescente attenzione ai diritti sociali dei lavoratori. In particolare l’artigianato tradizionale e i prodotti alimentari locali ne trarrebbero un forte beneficio. Un aumento consistente del reddito per le popolazioni rurali, in particolare per le donne, potrebbe arrivare anche dalle coltivazioni biologiche e, in alcuni casi, dalle certificazioni del commercio equo e solidale.

       

      Conclusioni: gestione e scenari per lo sviluppo rurale

      Nel definire i settori chiave d’azione per lo sviluppo rurale è essenziale considerare la dimensione internazionale al fine di garantire i vantaggi dal commercio unitamente alle esigenze locali, attraverso un approccio “glocale”. I settori strategici delle politiche fondamentali per il futuro dello sviluppo rurale, dovrebbero: 1) assicurare un sistema di buona governance, caratterizzato da standard di trasparenza, che minimizzi la corruzione; 2) rafforzare il quadro giuridico, in particolare le politiche della terra; 3) supportare l’innovazione tecnologica, la ricerca e lo sviluppo, per garantire strumenti e metodi di produzione più efficienti; 4) fornire sistemi di infrastrutture, di trasporto e di comunicazione efficaci; 5) garantire una gestione sostenibile delle risorse naturali; 6) migliorare la gestione dell’acqua, delle colture e della pesca; 7) costruire un sistema per la prevenzione di shock esogeni e di resilienza, necessario per evitare crisi e migliorare la gestione del rischio; 8) migliorare l’istruzione e l’alfabetizzazione (compresa l’alfabetizzazione di base e quella tecnica per quanto riguarda gli aspetti finanziari e commerciali); 9) rilanciare i mercati rurali; e 10) diffondere l’uso di strumenti finanziari (WB-FAO-IFAD 2009).

      Lo stato dell’arte dell’agricoltura e dello sviluppo rurale attraversano continui cambiamenti imposti dai mercati finanziari, in particolare riguardanti le fluttuazioni dei prezzi dei generi alimentari, le trasformazioni strutturali e la crescente considerazione da parte dell’opinione pubblica, del settore accademico, della società civile e della comunità internazionale (relativi a prezzi, produzione alimentare e sviluppo sostenibile). Le zone rurali sono ancora interessate da problemi quali dipendenza dall’agricoltura, stagionalità, autoconsumo, rischio di vulnerabilità, emarginazione, trasformazioni strutturali economiche e pratiche tradizionali che continuano ad ostacolare lo sviluppo rurale e la crescita. Le nuove esigenze delle minoranze vengono tradotte, di riflesso, in politiche rurali mirate e nel miglioramento nell’architettura della finanza rurale; queste, insieme al monitoraggio dei problemi legati alla volatilità dei prezzi alimentari e a potenziali carestie, costituiscono passaggi necessari dei prossimi anni per assicurare migliori standard della qualità della vita rurale e scongiurare la continua minaccia dell’insicurezza alimentare. La destituzione dei vincoli economici, legali e culturali è oggi il passo necessario per innescare circoli virtuosi di crescita economica e costruire società più solide. Lo scopo ultimo, di grande respiro, è fronteggiare le ineguaglianze di genere e rurali nell’ottica di uno sviluppo economico di prospettiva.

      Le politiche rurali future verteranno sul bisogno di trovare soluzioni e facilitare i governi ad esprimersi in merito a interrogativi emersi in tempi recenti. Alcuni esempi sono la gestione degli organismi geneticamente modificati (OGM), i monopoli nei mercati agricoli (si veda il caso Monsanto), la governance locale e globale nell’ambito della gestione dei beni pubblici e il fenomeno del land grabbing, la corsa all’accaparramento delle terre agricole da parte di governi e compagnie internazionali che implica un ripensamento della regolamentazione degli investimenti esteri diretti (IDE). Questi accorgimenti aiuteranno a conciliare una più efficace produzione agricola ed extra-agricola, contribuendo così alla crescita economica, con un sistema giuridico più inclusivo, propedeutico al cambiamento sociale necessario per innescare lo sviluppo rurale a lungo termine.

       

      Approfondimenti

      • Armendáriz de Aghion B., Morduch J., The Economics of Microfinance, The MIT Press, 2005.
      • Becchetti L., Il microcredito, Il Mulino, 2008.
      • Collier P., The bottom billion, Oxford University Press, 2007.
      • Gatto A., Il modello di sviluppo asiatico: spunti per un capitalismo etico tra crescita e benessere, “FUTURI”, anno I n. 1, gennaio 2014.
      • IASC, Women, Girls, Boys and Men – different needs equal opportunities, Gender Handbook in Humanitarian Action, dicembre 2006.
      • IFAD, Feeding future generations: young rural people today – prosperous productive farmers tomorrow, 2011.
      • IFAD, Rural Poverty Report, 2011.
      • Petrin T., Entrepreneurship as an economic force in rural development. Section I: Entrepreneurship and supporting institutions: an analytical approach, Seventh FAO/REU International Rural Development Summer School, Herrsching, Germany, 8-14 settembre 1994.
      • Sarumathi S., Mohan K., Role of Micro Finance in Women’s Empowerment (An empirical study in Pondicherry region rural SHG’s), “Journal of Management and Science”, vol.1 n.1, 2011.
      • Sen A.K., Development as freedom, Oxford University Press, 1999.
      • UNDP, Human Development Report, 2013.
      • UN, Women, The role of women in rural development, food production and poverty eradication, 2012.
      • USAID, Land tenure and property rights assessment for Kyrgyzstan, ARD, aprile 2005.
      • World Bank, Gender in Agriculture Sourcebook, 2009.
      • World Bank-International Finance Corporation (World Bank Group), Enterprise Surveys, 2013
      • Thi Minh-Phuong Ngo, Microfinance and Gender Empowerment in Kyrgyzstan, Banca Mondiale, 2008.
      • World Economic Forum, The Global Gender Gap Report, 2013.
      • Yunus M., Banker to the Poor: Micro-lending and the battle Against World Poverty, “Public Affairs”, 1999.
      Andrea Gatto

      About Andrea Gatto

      Presidente del Center for Economic Development & Social Change ed editor-in-chief della Rivista "Sviluppo, Sostenibilità, Innovazione Sociale". È Visiting Research Fellow presso il CREATES - Università di Aarhus (DK), nonché Dottorando di Ricerca in Economia, Statistica e Sostenibilità all’Università di Napoli “Parthenope”. I suoi attuali interessi di ricerca analizzano il nesso tra sviluppo e sostenibilità, in particolare la politica e la regolamentazione energetica ed agraria. Questo include la vulnerabilità e la resilienza, l'agenda dello sviluppo e gli SDGs (Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell'ONU), e la microfinanza, esaminati in un'ottica storica di lungo termine, di analisi del ciclo economico e degli indicatori compositi.

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