L’Italia nel contesto internazionale: quattro grandi sfide verso il 2050

Paolo Magri

Paolo Magri

Autore at CED - Center for Economic Development & Social Change
Vicepresidente esecutivo e Direttore dell’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI) di Milano
Paolo Magri

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Come sarà il mondo nel 2050 e quale ruolo giocherà l’Italia nel contesto internazionale che verrà a crearsi? Cercherò di rispondere a questa domanda analizzando quattro grandi cambiamenti, quattro grandi sfide che ci troveremo ad affrontare nei prossimi anni e che, in buona parte, sono già in corso: il settore energetico; i nuovi equilibri del potere economico; le difficoltà della democrazia; la questione demografica. Si tratta di trasformazioni che toccano tutti i paesi del mondo, ma l’Italia in modo particolare.

 

Energia

Fino a quattro o cinque anni fa, eravamo ossessionati dal pensiero che non ci fosse abbastanza energia per il futuro, dato l’aumento dei consumi. Per tale motivo, ci tenevamo particolarmente stretti quei paesi (spesso regimi chiaramenti anti-democratici e noncuranti della tutela dei diritti umani) che l’energia la producono, come la Libia o l’Arabia Saudita, accettandone i comportamenti essendo i nostri maggiori fornitori.

Il trend sul futuro è che qualcosa sta cambiando nel settore dell’energia. La crisi ha ridotto i consumi, migliorato l’efficienza nei consumi energetici stessi e, soprattutto, l’innovazione tecnologica sta rendendo possibile attingere energia da dove prima non era possibile. Un esempio di tale trend è rappresentato dagli USA, con la scoperta della tecnica per l’estrazione e l’utilizzo dello shale gas. Nel 2010 gli Stati Uniti risultavano essere importatori netti di ingenti quantità d’energia. Per il 2030 abbiamo invece due scenari dinanzi a noi: gli USA possono diventare piccoli importatori, assicurandosi la sicurezza energetica attingendo semplicemente all’offerta di mercato proveniente da Canada e Messico, che sicuramente renderebbe molto più user frendly l’approvvigionamento energetico americano; oppure, addirittura, gli USA possono diventare esportatori netti.

Altro esempio è il Brasile: cronicamente deficitario in materia di energia, con l’innovazione tecnologica ha imparato come estrarre il petrolio a 5000m sotto il mare ed entro il 2030 dovrebbe diventare un importante esportatore di energia, entrando addirittura a far parte dell’OPEC. Questa è una buona notizia per l’Europa, che nonostante non venga materialmente toccata dal pre-sal o dallo shale gas (e quindi peggiorerà il proprio quadro energetico), potrebbe comunque indirettamente usufruire di tale abbondanza di risorse energetiche sul mercato internazionale, in quanto porterebbe ad una sensibile diminuzione dei prezzi.

 

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